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Servizi locali, stop alle gare

Chiusi i referendum sull’acqua, cosa succederà nelle amministrazioni locali? “La prima conseguenza – ha spiegato ieri il ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto – è la fine dell’obbligo alle gare per la gestione dei servizi pubblici locali: non solo l’acqua, ma anche rifiuti, autobus, tram, illuminazione delle strade. D’ora in poi i comuni, le province e le regioni potranno scegliere la strada degli affidamenti diretti”. Inoltre, “cade il regolamento attuativo che prevedeva l’incompatibilità per almeno tre anni tra il controllore e il gestore del servizio: invece di fare un passo indietro, la politica ora può fare due passi avanti. La terza conseguenza è che salta il parere obbligatorio dell’autorità Antitrust prima di affidare una gestione diretta”. Tre effetti pesanti, ma non i soli. Il rischio di procedura di infrazione da parte della Ue è “reale”, ha detto Fitto, aggiungendo: “lo affronteremo”. Sul tema da registrare anche l’intervento di Federutility, la federazione delle aziende idriche ed energetiche, che riunisce il 95% dei gestori dell’acqua in Italia, la quale segnala le tappe che, tecnicamente, occorrerà percorrere. Secondo il presidente della federazione, Roberto Bazzano “nel quadro della necessaria continuità dei rapporti contrattuali in essere tra operatori e Autorità di ambito locali, la conclusione della fase referendaria impegna Istituzioni e imprese che erogano servizi pubblici, in particolare nel servizio idrico integrato, a riproporre un concreto e credibile modello di sviluppo del settore. La strategicità del settore e la forte sensibilità mostrata dai cittadini – afferma Bazzano – richiedono che le risposte istituzionali siano fornite in tempi brevi, e siano in grado di dare certezze di copertura finanziaria per la realizzazione dei piani di investimenti già formalizzati, che ammontano a due miliardi l’anno per i prossimi venti anni. “Si tratta di investimenti necessari per avvicinare il livello qualitativo delle infrastrutture e del servizio a quello dei nostri principali partners europei”. “La piena attuazione dei principi comunitari – relativamente alla tutela ambientale, alle modalità di affidamento del servizio ed alla determinazione delle tariffe – rimane ora l’unico riferimento inderogabile per un quadro normativo favorevole allo sviluppo atteso da anni. Riteniamo che l’applicazione di tali principi possa trovare un valido strumento in un soggetto di regolazione “indipendente”, anche attraverso un rafforzamento di tali caratteristiche di indipendenza in capo all’Agenzia/Autorità, prevista dal decreto sviluppo in discussione alla Camera, della quale chiediamo una tempestiva operatività”. Federutility ha trasmesso la scorsa settimana un appello a tutte le forze politiche per sollecitare risposte chiare e in tempi brevi: “non mancheremo, di intesa con i comuni proprietari, di dare un contributo di conoscenza, affinché si riducano al minimo i tempi delle decisioni. È anche importante aprire una fase di confronto con le forze sociali, per affrontare le problematiche organizzative conseguenti all’evoluzione dell’ordinamento”. “Per l’insieme delle imprese rappresentate da Federutility – conclude Bazzano – rimane confermata la volontà e l’impegno a partecipare attivamente ad una fase di sviluppo del settore dei servizi idrici per garantire al servizio una qualità adeguata e sostenibile nel tempo”. Intanto, dopo la vittoria dei sì ai referendum sull’acqua, il tema torna prepotentemente al centro del dibattito nelle Commissioni bilancio e finanze della Camera sul decreto sviluppo. Pd, Idv e Udc hanno sollecitato ieri modifiche alla norma contenuta nel provvedimento che istituisce l’Agenzia di vigilanza sui servizi idrici chiedendo che ci sia invece una Authority. Per ora il governo non si sbilancia, ma il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti, ha affermato: “Stiamo approfondendo. È uno dei temi” sul tavolo. Mentre il relatore per la Finanze, Maurizio Fugatti (Lega), si è limitato a dire: “attendiamo il Governo”. L’opposizione punta a trasformare l’Agenzia in un autorità che sia sottoposta alla legge che disciplina le altre authority indipendenti e a darle, guardando anche alla Lega, una struttura federale.

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