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Sei miliardi fermi per la burocrazia

Fonte: Il Sole 24 Ore

BOLOGNA
Doveva essere il grande giorno, che a poco più di sette mesi dal sisma avrebbe fatto tintinnare nelle tasche degli emiliani terremotati i primi veri soldi di contributo pubblico. Sei miliardi a fondo perduto stanziati dalla Cassa depositi e prestiti, da oggi, 10 gennaio, disponibili. Così non sarà e non perché quei soldi non ci sono, ma perché privati e imprese danneggiati ancora non li hanno chiesti. Colpa della burocrazia delle procedure, di continue modifiche alle ordinanze e della paura dei tecnici che devono firmare le perizie, dicono le associazioni del cratere.
«La cosa importante è che si è avviata e oliata la macchina dei contributi, costruendo un iter trasparente, tracciabile, legale e per la prima volta – sottolinea l’assessore alle Attività produttive dell’Emilia-Romagna, Gian Carlo Muzzarelli – con il placet preventivo dell’Ue. In sette mesi, e giocando su sei diversi provvedimenti nazionali, abbiamo dovuto inventare una legge sulla ricostruzione che in questo Paese manca. Il meccanismo non finisce ora, oggi inizia. E lo dimostra il numero di domande di contributo che sta salendo di ora in ora».
Di procedure Sfinge (le domande delle imprese), la Regione ne ha approvate finora solo due, anche se sono 400 quelle inserite nel sistema elettronico: una da 3,5 milioni e un’altra da 114mila euro. Sono invece quasi 900 (pari circa a 3mila abitazioni e quindi 3mila famiglie), le pratiche inviate dai privati ai Comuni attraverso il Mude e 64 quelle già trasformate in “cambiali Errani” – nello slang del terremotese che ormai masticano tutti lungo la via Emilia – ossia in conti correnti dedicati dove presentare lo stato avanzamento lavori. Su questi conti la banca anticiperà via via l’80% di contributo pubblico a fondo perduto per poi chiedere, allo scadere del 10 di ogni mese – fino a fine 2015 – alla Cdp la copertura per pari importo. La buona notizia arrivata ieri sera dal presidente della commissione regionale dell’Abi, Luca Lorenzi, è che in giornata sarà ufficializzata da Bankitalia la comunicazione che i conti correnti pro ricostruzione e le relative aperture di fido non andranno a intaccare il merito creditizio del cliente, ovvero non finiranno tra le segnalazioni alla centrale dei rischi.
Un passaggio tecnico molto atteso dalle imprese, schiacciate non solo dai danni ma anche dai debiti, visto che quasi tutte si sono già mosse autonomamente per avviare perizie e cantieri, senza aspettare l’aiuto pubblico. Lorenzi ha peraltro assicurato che anche sul restante 20% dei lavori di ricostruzione che rimangono a carico del danneggiato non mancherà il sostegno bancario: «Sarebbe controintuitivo – afferma – far perdere al nostro cliente l’80% del valore dei lavori eseguiti perché non ha di tasca propria il 20% della somma».
Ma la preoccupazione tra gli imprenditori resta alta, soprattutto tra i piccoli, scoraggiati da spese tecniche a quattro zeri e chili di carta. «Il fatto che i fondi siano disponibili non significa che siano raggiungibili. Quanto costa raggiungerli, considerando che l’85% delle nostre associate ha subìto danni di importi modesti e di fronte a burocrazia e preventivi dei professionisti lasciano perdere?», è la domanda che pone il segretario della Lapam di Mirandola, Stefano Fabbri, dove non è stata avviata ancora alcuna procedura. «Lo scoglio più grosso rimane quello dei tecnici – aggiunge la responsabile delle Politiche finanziarie della Cna di Modena, Claudia Zagni, alle prese con 650 domande di assistenza da parte di imprese terremotate associate – perché i professionisti a fatica firmano le perizie giurate e non si muovono finché non è tutto formalizzato dalle istituzioni. E si parla finora solo delle pratiche per i danni meno gravi».
L’obiettivo che il commissario straordinario Vasco Errani aveva promesso di “burocrazia zero” pare smentito dai fatti e il timore è che si possa replicare anche per questi 6 miliardi per la ricostruzione il flop dei primi 6 miliardi stanziati in conto interessi dalla Cdp per la moratoria fiscale: appena 750 milioni richiesti, 3.975 pratiche, contro le almeno 10mila ipotizzate. A giorni la Regione ha peraltro garantito le norme attuative per aprire la misura anche a chi ha subito “consistenti danni economici” (quindi danni indiretti), come previsto in extremis dalla legge Stabilità. Ma di certo avanzerà qualche miliardo, che Errani non vuole farsi sfilare di mano per riuscire così a coprire il più possibile del conto da 12 miliardi che il sisma ha presentato all’Emilia.
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L’aiuto pubblico
La Cassa depositi e prestiti (CdP) ha stanziato 12 miliardi di euro a favore delle zone terremotate emiliane, attraverso due plafond da 6 miliardi l’uno. Il primo per la moratoria fiscale, veicolato dalle banche all’agenzia delle Entrate, per la dilazione del pagamento di tributi, contributi e premi assicurativi. Il secondo plafond per la ricostruzione, sempre come provvista alle banche per coprire a fondo perduto l’80% dei lavori di ripristino/riparazione autorizzati
L’iter
Le procedure per i 6 miliardi della moratoria sisma, chiuse a dicembre, saranno riaperte a breve come previsto dalla legge Stabilità allargando la platea anche a chi ha subito rilevanti danni indiretti economici. Era prevista oggi la prima erogazione da parte di Cdp dei fondi alla ricostruzione, ma non ci sono ancora procedure chiuse da finanziare. I privati utilizzano il Mude (Modello unico per la dichiarazione edilizia) in via telematica; le imprese invece Sfinge, nuovo sistema elettronico previsto nell’ordinanza commissariale 57 del 12 ottobre scorso che consente alle imprese di presentare richiesta di contributi fino al 15 maggio 2013

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