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Scuola, città, R&S: gli assi dei fondi Ue 2021-27 (Next Generation EU)

Fonte: Sole 24 Ore

di CARMINE FOTINA (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Paradossi dell’abbondanza. L’attenzione altissima sul Programma italiano di ripresa e resilienza, il cosiddetto Recovery Plan, 196 miliardi che arrivano a 209 includendo gli altri programmi del Next Generation Eu, rischia di far scivolare in secondo piano l’accordo tra governo e regioni da siglare al più presto per i fondi della programmazione comunitaria 2021-2027. Per l’Italia si tratta di 43 miliardi di fondi strutturali cui si aggiungono 39 miliardi di cofinanziamento nazionale previsto dalla Legge di Bilancio. Ne ha discusso ieri il Partito democratico in un incontro al quale hanno partecipato anche il ministro del Sud Giuseppe Provenzano, il commissario Ue per la Coesione Elisa Ferreira e il segretario Dem Nicola Zingaretti.

Arrivare all’Accordo di partenariato entro l’anno, per non accumulare ritardi, è l’esigenza principale. Ma il clima è appesantito dalle proteste di alcune regioni, Campania e Basilicata su tutte, che denunciano la penalizzazione del Mezzogiorno. La Campania si è prima riferita alla distribuzione dei 43 miliardi che svantaggerebbe il gruppo delle regioni meno sviluppate, la cui torta va divisa tra un numero maggiori di fette visto che nel gruppo sono entrate anche Sardegna e Molise (sul punto il ministero del Sud promette un meccanismo di riequilibrio). Poi, seguita dalla Basilicata, ha posto il tema del Recovery Plan lamentando come sia ampiamente insufficiente il 34% di quota di spesa per il Mezzogiorno alla luce dei criteri adottati dalla Ue per l’assegnazione delle risorse ai singoli Stati.

Tra le tensioni stanno comunque emergendo le prime priorità del nuovo ciclo. Provenzano indica innanzitutto la riduzione dei programmi per evitare la polverizzazione che finora ha condizionato negativamente le performance di spesa dei fondi europei. Si va verso la riduzione dei Programmi nazionali (Pon) da 13 a 8-9 e il ministro propone in più l’adozione da parte delle regioni di Programma plurifondo che accorpino Fesr e Fse a vantaggio della maggiore organicità e di una gestione meno macchinosa. Si fanno largo anche alcune priorità. Secondo Provenzano bisognerà puntare, per ogni Programma, su pochi grandi interventi riconoscibili. Ecco quindi il tempo prolungato per il Pon scuola, l’efficienza energetica per l’edilizia pubblica per un Pon energia, il Just transition mechanism (che sarà un programma specifico) per Taranto , il Sulcis ed altre aree industriali, i poli per l’innovazione integrando Programma ricerca e Programma competitività delle imprese. Per il Pon Giovani e Lavoro focus sul Fondo nuove competenze. E poi le città, con l’intenzione di raddoppiare la dotazione del Pon Metro (900 milioni nel ciclo 20214-2020) puntando anche sui centri di media dimensione. Per quanto riguarda la gestione delle risorse c’è soprattutto un modello da limitare: l’assistenza tecnica esternalizzata dalla Pa a consulenti veri, spesso dice il ministro, non senza «elementi di opacità con vertici politici e burocratici». Di qui il programma per inserire nuove professionalità giovani nelle amministrazioni, 10mila negli obiettivi del piano Sud di cui 2.800 già previste dalla legge di bilancio con contratti a tempo determinato.

La commissaria europea Ferreira dal canto suo ha apertamente esortato le autorità italiane a non sprecare l’enorme dote in arrivo sottolineando anche la disponibilità di circa 11 miliardi relativi al programma React Eu che si aggiungono ai 43 del 2021-27. Ferreira, che ha paragonato il Piano Sud a «una “Ferrari” della programmazione», ha chiesto un cambio di passo «per portare le capacità amministrative a pieno regime».
Proprio nell’ambito del React Eu, Provenzano ha preannunciato un’intesa con il ministro dell’Istruzione Gaetano Manfredi per riservare 500 milioni al finanziamento di dottorati e contratti di ricerca nelle aree dell’innovazione di

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