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Scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose: “pseudo-competizione” e disordine amministrativo

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5023 del 2015, affronta l’ennesimo caso di scioglimento degli organi comunali per infiltrazioni mafiose, confermando la sentenza di primo grado, che già respingeva il ricorso. Vengono in rilievo, nel caso di specie, una serie di elementi che – secondo i giudici – seppur non rilevanti sotto il profilo penalistico, denotato con sufficiente chiarezza l’influenza della criminalità organizzativa sugli amministratori locali. Proprio riguardo al significato che ciascun fenomeno può assumere ai fini dello scioglimento degli organi, si evidenzia che “tra l’insussistenza dei fatti citati nella relazione prefettizia e la loro rilevanza criminale non v’è per forza un rapporto binario (o bianco, o nero), ma un’amplissima gamma di grigi interstiziali ove si annidano la mala gestio ed il malaffare”.

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