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Sblocca-cantieri, il Governo accelera: con i commissari taglio ai tempi

Fonte: Sole 24 Ore

di GIORGIO SANTILLI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Ora che è scattata la tregua sulla Tav, il decreto legge sblocca-cantieri punta decisamente al prossimo Consiglio dei ministri. Si comincia a mettere a punto il provvedimento e certe polemiche delle settimane scorse, se siano o no bloccati i cantieri, lasciano la scena alle bordate di Matteo Salvini («ci sono 300 opere da sbloccare»). Quel che più colpisce in queste ore è lo spostamento dell’attenzione dal tema della riforma del codice appalti, che pure tutti vogliono, ai supercommissari che dovrebbero garantire lo sblocco di opere ferme o l’accelerazione di quelle che tentennano.

Non che nel decreto legge mancherà una prima messa a punto delle norme del codice sul subappalto, sulla progettazione semplificata per le manutenzioni, sul contenimento dei massimi ribassi in gara e sull’esclusione delle offerte anomale, sull’eliminazione del sorteggio per individuare le imprese da invitare in gara. Ci sta lavorando da tempo il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, d’intesa con Palazzo Chigi e con una commissione tecnica al ministero formata da esponenti parlamentari di Lega e M5s. Queste norme troveranno posto nel Dl, anche per dare un segnale che non si vogliono attendere anni per intervenire con il Ddl delega.

Al tempo stesso, però, si fa strada nel governo la consapevolezza che per sbloccare concretamente opere pubbliche ci vuole ben altro che non le modifiche al codice. Qualche ritocco potrà aiutare a chiarire il quadro normativo su singoli segmenti dell’imbuto appaltistico – con il rischio di generare attese e instabilità normativa per mesi – ma puntare tutte le carte sul codice per il miracolo del grande sblocco rischia di essere controproducente.
A frenare gli appalti ci sono infatti altri due fenomeni toccati dal codice solo di striscio: procedure autorizzative complicate e lunghe, con una sostanziale irresponsabilità della Pa, e sciopero della firma dei funzionari pubblici, paralizzati dall’incertezza e dalla pervasività delle regole sulla responsabilità penale, civile e contabile.

Ecco allora la virata. Sbloccare i cantieri richiede soluzioni capaci di intaccare pesantemente la «via crucis» di 36 passaggi e 7 anni necessari per arire un cantiere. Bypassare queste procedure è possibile solo sfrondandole oppure aggirandole con un commissario che abbia il potere di prendere una scorciatoia. Più semplicemente, come diceva il sindaco di Genova Marco Bucci, dotato ora di eccezionali poteri commissariali per la ricostruzione del Ponte, l’uscita dalle procedure ordinarie consente di avviare in parallelo azioni che secondo le regole andrebbero messe in fila. Svolgerle insieme anziché una alla volta accorcia drasticamente i tempi.
Ecco dunque che sul tavolo del governo ci sono varie figure di commissario. Si possono dividere in categorie, distinte per ampiezza dei poteri e raggio di azione. Ci sono commissari ad acta, stretti sulla singola opera, come è accaduto per la ferrovia Napoli-Bari, che ora comincia a beneficiarne. Poteri ampi, ma dentro il percorso ordinario, per sollecitarlo e accelerarlo.

Poi c’è il «metodo Genova» che si richiama ai poteri speciali delle grandi emergenze: molto ampi, affidati al sindaco o al governatore, con un raggio d’azione territoriale. Infine c’è la proposta lanciata dal sottosegretario leghista alle Infrastrutture, Armando Siri, di un supercommissario nazionale per affrontare l’emergenza infrastrutturale. Figura inedita che ricorda certi poteri di Protezione civile. La discussione nel governo riguarda ora proprio il livello di poteri da dare ai commissari.
Resta il terzo tema: un intervento che limiti la responsabilità civile, penale e contabile dei funzionari pubblici, tipizzando alcune situazioni in cui l’azione dei magistrati è preclusa. Per esempio qualora il funzionario agisca in attuazione di una sentenza della magistratura.

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