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Ritiro patente: la Consulta sancisce la discrezionalità del prefetto

Ritiro patente: la Consulta sancisce la discrezionalità del prefetto

La Corte Costituzionale, tramite sentenza del 20 febbraio 2020, n. 24, ha disposto che l’automatismo del ritiro della patente, successivo all’applicazione di misura di sicurezza personale sancito dal dettato normativo, è incostituzionale. Il provvedimento scattava in automatico e formalmente ad opera del prefetto, a prescindere da quanto deciso dal giudice in sede di decisione del caso concreto. La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata prima dal TAR Marche e successivamente, con motivazioni simili, dal Tribunale di Lecco.

Le motivazioni

Entrambi i giudici hanno ritenuto che l’applicazione di un “trattamento unitario ed automatico appare irragionevole di fronte alla molteplicità di situazioni e di misure di sicurezza che potrebbero essere applicate”. L’irrogazione delle misure di sicurezza deve infatti essere “individualizzata”, quindi tarata valutando la pericolosità sociale e l’abitualità alla commissione di infrazioni o reati. Oltre a ciò, al soggetto dev’essere garantita la tutela di determinate esigenze personali, familiari e lavorative, elemento che risulterebbe gravemente compromesso dall’applicazione automatica della revoca della patente di guida in assenza di una valutazione “caso per caso”. Nello specifico, è stato considerato irragionevole che il magistrato di sorveglianza possa irrogare la singola misura di sicurezza consentendo però al soggetto di fare uso della patente di guida, a fronte del successivo e necessario ritiro posto in essere dal prefetto.

Il dispositivo

Per queste ragioni, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 120, comma 2 del d.lgs. n. 285/1992 nella parte in cui dispone che il prefetto “provvede” – invece che “può provvedere” – alla revoca della patente di guida nei confronti di coloro che sono sottoposti a misura di sicurezza personale.

>> IL TESTO DELLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE.

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