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Riscossione fai-da-te

I comuni sono pronti per agire autonomamente sulla riscossione a partire dal primo gennaio prossimo e non chiederanno una proroga del contratto con Equitalia. Ma il governo ribatte: non ci sono soldi, se gli enti ritengono di andare avanti da sé che si paghino loro le spese necessarie. La presa di posizione delle amministrazioni è giunta venerdì, da parte del  Presidente dell’Anci, Graziano Delrio, nel corso di una conferenza stampa al termine dell’Ufficio di presidenza in cui è stato presentato il progetto per la riscossione dei tributi locali. “Saremo pronti, mi sento di escludere che chiederemo una proroga ad Equitalia – ha detto Delrio parlando da Frascati – siamo abituati come sindaci a rispettare i tempi e li rispetteremo”.  “Non si devono e non si possono criminalizzare gli operatori di Equitalia” ma “è necessario un cambio di direzione” sui sistemi di riscossione, ha poi sottolineato dicendosi d’accordo con le parole del premier, Mario Monti, che ha espresso sostegno agli operatori del fisco e ha ribadito l’importanza della lotta all’evasione. “L’Anci ritiene di mettere in piedi una propria Equitalia, in questo momento la finanza pubblica non può permettersi spese aggiuntive”, ha ribattuto prontamente il sottosegretario all’economia, Vieri Ceriani. Secondo Ceriani è meglio che i comuni riorganizzino la riscossione con le proprie risorse. Il sottosegretario ha precisato poi che molto del malcontento nei confronti di Equitalia è causato “dai contenziosi che derivano dagli enti locali e non dalle amministrazioni statali”. 

Le eleborazioni sull’Imu
Nel corso della conferenza stampa post-ufficio di presidenza di Frascati, l’Anci ha snocciolato alcuni interessanti numeri relativi all’impatto dell’Imu. Essa peserà per 21,4 miliardi contro i 9,2 miliardi dell’Ici, vale a dire il 233% in più.  Con l’introduzione dell’Imposta municipale propria, i comuni perderanno circa 2,5 miliardi: il calcolo effettuato evidenzia come quest’anno vi saranno consistenti tagli ai trasferimenti. “Le maggiori entrate proprie per 3,2 mld dovute al saldo tra la nuova Imu (12,4 mld) e la soppressa Ici (9,2 mld) dovrebbero essere esattamente compensate con un corrispondente taglio dei trasferimenti” pari a 5,7 miliardi. Nello studio si evidenzia quindi che lo Stato ottiene dall’operazione Imu oltre 13 miliardi, mentre i comuni perdono risorse per quasi il 30% della precedente ICI.  L’attribuzione di una ampia leva fiscale ai comuni ingenera una errata percezione della responsabilità fiscale tra i diversi livelli di governo. I comuni che non varieranno l’aliquota saranno costretti ad effettuare interventi sul versante della spesa (o delle altre entrate) per un ammontare di risorse pari a circa il 30% dell’Ici. E il comparto dei comuni subisce un’ulteriore pressione finanziaria a causa dell’incremento degli obiettivi di patto di stabilità per circa 1,4 miliardi, disposto dalle manovre dell’agosto 2011.

… e in Calabria si azzera l’imposta
Da segnalare intanto che alcune amministrazioni locali stanno seguendo strade draconiane nella gestione dell’imposta. Decidendo, per esempio, di azzerarla, nei limiti ovviamente di quanto consentito dalla legge. È quanto accade (uno dei primi casi in Italia) a Spilinga, piccolo centro del vibonese, che ha azzerato l’Imu. La giunta guidata dal sindaco Franco Barbalace, spiega una nota, “ha voluto contrastare” quella che viene ritenuta da più parti un’imposizione iniqua, con un provvedimento teso tutto a favore dei propri cittadini. Nei giorni scorsi il consiglio comunale, tra i pochi ancora in Italia, si legge nel comunicato, “ha anticipato i tempi deliberando il regolamento sulla nuova Imu, con una scelta coraggiosa che ha portato alla diminuzione fino ai limiti consentiti dell’aliquota per i cittadini spilingesi, considerando che le aliquote sono stabilite dal comune, ma entro paletti rigidamente fissati dallo Stato”.   Praticamente un abbattimento totale dell’Imu per la prima casa – si evidenzia – soggiogata all’imposizione statale che non potendo abolire la nuova imposta, ha messo in atto un’azione che, per gli spilingesi, farà risultare il conto della tassa sulla prima casa pari a zero, grazie all’approvazione di una tariffa pari allo 0,2%, al di sotto di quella ordinaria prevista dal Governo centrale (allo 0,4 per cento, ma che può oscillare, infatti, per delibera del comune tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento), mentre è stata altresi’ mantenuta al minimo anche quella sulla seconda casa, allo 0,76 per cento, ossia 7,6 per mille. Un provvedimento, al momento, – si fa rilevare – adottato soltanto da una diecina di comuni italiani”.

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