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Rischio Irpef sui bilanci del 2016

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nello schema di decreto dell’Economia con il quale sarà effettuato il terzo aggiornamento del Dlgs 118/2011 (anticipato sul Sole 24 Ore del 16 novembre) è prevista una modifica, apparentemente formale, alle regole per l’accertamento delle entrate tributarie riscosse per autoliquidazione che può pregiudicare la quadratura dei bilanci dei Comuni.
Infatti il vigente punto 3.7.5. prevede che l’accertamento avvenga «sulla base delle riscossioni effettuate entro la chiusura del rendiconto e, comunque, entro la scadenza prevista per l’approvazione del rendiconto o, nell’esercizio di competenza, per un importo non superiore a quello stimato dal competente dipartimento delle Finanze attraverso il portale per il federalismo fiscale. La componente dell’avanzo costituita da residui attivi accertati sulla base di tale stima è evidenziata nella rappresentazione dell’avanzo di amministrazione».
Il nuovo testo prevede invece che l’accertamento avvenga «sulla base delle riscossioni effettuate entro la chiusura del rendiconto e, comunque, entro la scadenza prevista per l’approvazione del rendiconto o, per i gettiti derivanti dalle manovre fiscali delle regioni nell’esercizio di competenza, per un importo non superiore a quello stimato dal competente Dipartimento delle finanze, di cui all’articolo 77-quater, comma 6, del Dl 112/2008. La componente dell’avanzo costituita da residui attivi accertati sulla base di tale stima è evidenziata nella rappresentazione dell’avanzo di amministrazione».
La modifica al principio 4/2 che, come molte di quelle apportate, deriva dalla necessità di agevolare l’entrata a regime dell’armonizzazione contabile per il sistema regionale, rischia di compromettere la possibilità di accertamento “convenzionale” dell’addizionale Irpef. 
Infatti se per l’Imu/Tasi si potrà continuare ad accertare in base all’effettivo riscosso entro il termine di approvazione del rendiconto, (ad esempio Imu/Tasi 2016, riscossa nel 2016 e nei primi mesi del 2017 in tempo utile per il consuntivo) senza particolari criticità per i bilanci dei Comuni, al contrario per l’addizionale Irpef si registrerà un forte calo dell’entrata per l’esercizio 2016. Del resto si segnala come la riscossione dell’addizionale con riferimento al gettito di competenza dell’esercizio 2016 avverrà in larga misura ben oltre il termine del rendiconto 2016 e, non potendo più fare riferimento all’accertamento “convenzionale” tramite le stime del dipartimento delle Finanze, i Comuni non potranno che ridurre drasticamente la previsione di questa entrata nel bilancio 2016.
Occorre ricordare che nel rispetto di quanto previsto dal punto 3.7.5 la generalità dei Comuni, in deroga alla regola generale, non hanno provveduto a calcolare il Fondo crediti di dubbia esigibilità per l’Imu, la Tasi e l’addizionale Irpef. Del resto per l’Imu e la Tasi i rendiconti presentano dei residui attivi che, alla data di approvazione degli stessi rendiconti, sono già riscossi mentre per l’addizionale Irpef è stato fino ad ora sufficiente evidenziare nel risultato di amministrazione la componente dei residui oggetto di accertamento “convenzionale” senza obbligo di accantonamento.
Questa possibilità sembra ora venire meno per le entrate da addizionale Irpef che, peraltro, nell’idea del Legislatore avrebbe dovuto confluire nella Local Tax. Pertanto i comuni dovranno chiudere le riscossioni 2016 sui residui 2015 o precedenti e, al contrario delle regioni, non potendo più beneficiare dell’accertamento “convenzionale” non potranno più contare su una cospicua entrata per far quadrare i bilanci 2016.
Infine, con riferimento ai residui, in sede di rendiconto 2015 si porrà poi il problema di procedere al calcolo dell’accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità in base alle regole ordinarie con particolare riferimento a quei comuni che negli anni hanno utilizzato ai fini dell’accertamento la fascia più alta della stima del dipartimento delle Finanze.

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