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Riforma pubblico impiego: ecco l’intesa tra Governo ed Enti locali

Riforma pubblico impiego

Sono state raggiunte le intese in sede di Conferenza Stato-Regioni del 6 aprile su Testo unico spubblico impiego, valutazione performance e decreti sulla dirigenza sanitaria. Ecco le novità in merito al nuovo pacchetto di decreti attuativi della Riforma Madia, all’interno del quale affiora imponente la riforma del pubblico impiego. La dichiarazione del ministro Marianna Madia: “Raggiunta l’intesa con tutte le Regioni per decreti Riforma PA su lavoro pubblico. Ora parere Camere e poi nuovo contratto”.

I decreti della riforma della Pubblica Amministrazione su cui è stata ottenuta l’intesa

1) il testo unico sul pubblico impiego;
2) il provvedimento sulla valutazione dei dipendenti pubblici;
3) il riordino della dirigenza delle Asl.

La questione salario accessorio

Proprio il testo che riscrive le regole del lavoro pubblico è stato questa settimana al centro di una “triangolazione” fra Funzione pubblica, Economia e amministratori locali al fine di trovare un centro di gravità. Al centro del contendere ci sono in particolare le regole sul salario accessorio e sulla programmazione dei fabbisogni di personale.
Con specifico riferimento al salario accessorio, l’impulso che arriva in particolare dalle Regioni è quello teso ad ampliare i tempi e gli strumenti per il recupero, a valere sui fondi decentrati, delle somme riconosciute al personale negli anni scorsi secondo criteri poi bocciati dalla Ragioneria generale e dalla Corte dei conti. E proprio dal ministero dell’Economia giungono le resistenze maggiori ad ampliare ancora le maglie di una norma che già nella versione del decreto legislativo approvata in prima lettura permette recuperi più lunghi quando le regole ordinarie imporrebbero di tagliare i fondi decentrati di oltre il 25%. Sulla vicenda, al centro da anni di un groviglio normativo sempre più intricato, è intervenuto anche il Decreto Milleproroghe 2017 concedendo cinque anni in più alle amministrazioni che alla data del 28 febbraio scorso avessero già all’opera un piano di recupero.

I punti principali dell’intesa sulla riforma del pubblico impiego

Consistono in una maggiore flessibilità sui piani di recupero per gli enti in rosso, in modo da non compromettere i fondi per i premi. Affiora poi l’impegno a far rientrare nelle stabilizzazioni anche i lavoratori socialmente utili; e a includere nel programma di assunzioni straordinarie anche coloro che hanno maturato i tre anni previsti oltre che in una amministrazione, anche in una società “in house”.
Verrà inoltre aperto “tavolo congiunto”, – afferma il sottosegretario alla PA, Angelo Rughetti – tra  Governo e territori, al fine di “definire la disciplina per la costituzione dei fondi, nuovi e vecchi, per il salario accessorio” e così fornire “regole omogenee” a livello nazionale. Si tratta “di trovare regole per gestire il trascinamento verso un nuovo regime”.
Si chiude in questo modo la questione aperta dalla sentenza della Consulta dello scorso novembre sulla riforma Madia. Decisione che ha imposto di trovare un’intesa con le Regioni, giudicando non sufficiente il solo parere.

Leggi anche Le modifiche al T.U. Pubblico Impiego approvate fino ad ora dal Governo.

ANCI: “Dai Comuni parere favorevole ma condizionato”

In Conferenza Unificata, il presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, ha espresso a nome dell’associazione un parere “favorevole ma condizionato a specifiche modifiche” sulla Riforma Madia del pubblico impiego. “Per esprimere un parere favorevole – ha spiegato Decaro – riteniamo essenziale che venga eliminata la sanzione relativa agli obblighi di comunicazione di dati, per evitare che adempimenti formali blocchino le assunzioni e, di conseguenza, l’attività degli uffici”. Ci sono poi altri due punti sui quali l’ANCI chiede modifiche al testo. Riguardano entrambi la materia del recupero del salario accessorio.
“Daremo parere favorevole se i tempi dei piani di rientro per il recupero del salario accessorio saranno allungati fino a cinque anni – ha dichiarato il presidente dell’ANCI– e se i Comuni potranno utilizzare i risparmi sulle spese del personale per far fronte a questo recupero. Si tratta di richieste funzionali ad alleggerire l’impatto del rientro sulla retribuzione dei dipendenti, che, nella maggior parte dei casi, sono entrati a far parte dell’amministrazione in tempi molto più recenti e non hanno mai goduto di quel trattamento ora considerato illegittimo”.

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