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Riforma p.a., ok alla fiducia

Riforma p.a., la Camera ha concesso la fiducia al decreto e ora si attende il via libera definitivo per l’approvazione. In una seduta notturna, che ha visto il decreto 90 fare il debutto nell’Aula solo in tarda serata, finalmente è arrivata la prima votazione sul disegno di rinnovamento della p.a. e, di conseguenza, sulla pensione dei Quota 96.
Manca ancora un passaggio e poi il primo ostacolo – l’approvazione alla Camera –  sarà alle spalle. Quindi, tutto sarà messo nelle mani del Senato, che avrà pochissimi giorni per dare la luce verde al testo per la pubblicazione in G.U.
Come si vede, dunque, tappe serrate attendono il decreto, e solo la prima curva è veramente superata. Del resto, nelle ultime ore è apparso chiaro come anche le certezze più granitiche, in queste fasi concitatissime in Parlamento, possono sgretolarsi in pochi minuti. È quanto si è temuto proprio per il decreto di riforma dellapubblica amministrazione, dopo che in Commissione Bilancio volontà politica e ragionieri dello Stato si sono scontrati sugli obiettivi della riforma.
A quanto pare, però, il testo andrà avanti nonostante tutto, visto l’ok ricevuto in nottata dalla Camera dei deputati. Sul tavolo, come noto, molte novità sia per i dipendenti pubblici che per le pensioni.

ABOLITO TRATTENIMENTO IN SERVIZIO  
Dalla fine di ottobre nessun dipendente pubblico potrà restare a lavoro dopo avere raggiunto i requisiti pensionistici, mentre finora la carriera poteva protrarsi ancora per due anni. La regola vale anche per i magistrati, anche se con `un’attenuante´: per loro lo stop scatterà solo a inizio 2016, al fine di garantire la funzionalità degli uffici giudiziari. Anche perché in magistratura gli anni extra concessi erano 5 (fino ai 75 anni). 

PENSIONAMENTI D’UFFICIO A 62 ANNI, 68 PER PROFESSORI  
Le pubbliche amministrazione potrà mandare a riposto i suoi dipendenti, motivando la scelta, a 62 anni, purché abbiano l’anzianità massima. Anzianità contributiva e non più effettiva, come stabilito fino ad esso (valgono quindi i riscatti). Si tratta di uscite anticipate di 4 anni rispetto al limite standard di 66 anni. La possibilità era già prevista, ma la ricetta viene rivista, così da facilitarne l’applicazione, includendo nella platea degli interessati anche in dirigenti. Le soglie d’età non sono però uguali per tutti, per professori universitari e primari salgono a 68 anni, per i medici a 65. 

LIBERI 4 MILA PROF INCAGLIATI DA RIFORMA FORNERO  
Nel decreto è stata anche inserita la soluzione per gli insegnati «quota 96». Un’etichetta sotto cui si ritrovano docenti e altro personale della scuola. Tutti accomunati da uno stesso destino: rimasti a lavoro a causa di un errore tecnico nell’ultima riforma delle pensioni, per cui, pur avendo maturato i requisiti non sono potuti uscire. Ora il dl dà via libera, già a partire da settembre, le uscite, prevedendo un limite di 4mila pensionamenti e un tfr rimandato alla maturazione dei requisiti secondo la Fornero. 

TURNOVER, MILLE NUOVI VIGILI DEL FUOCO  
Si passa dalle persone alle risorse, per cui le amministrazioni possono procedere ad assunzioni che non superino il 20% delle spese sostenute per quanti sono usciti nel 2014, la soglia si alza al 40% nel 2015 per arrivare al 100% nel 2018. Le maglie per le entrate possono allargarsi negli enti territoriali che si mostrano «virtuosi». Delle accelerazioni sono previste per i vigili del fuoco, con la creazione di oltre mille nuovi posti, e per le forze di polizia, per cui è previsto uno scorrimento veloce delle graduatorie, in vista di Expo 2015. 

MOBILITÀ OBBLIGATORIA MA NON PER MAMME  
Un dipendente pubblico potrà essere trasferito da un ufficio all’altro, nel raggio di 50 chilometri, senza previe motivazioni. Ma tutto ciò non vale per i genitori con bambini sotto i 3 anni o tutelati dalla legge 104. I criteri generali per la definizione della mobilità saranno decisi, ed è una novità, insieme ai sindacati. Lo stesso vale per il demansionamento: al massimo si potrà scendere di un gradino. 

STOP A INCARICHI UNA VOLTA IN PENSIONE  
Le modifiche introdotte nell’iter parlamentare hanno esteso la platea anche a società ed enti a controllo pubblico, ad eccezione dei componenti delle giunte degli enti territoriali e dei membri degli organi elettivi di ordini professionali. Nessun cedimento sul dimezzamento di permessi e distacchi sindacali. 

RAZIONALIZZAZIONE AUTHORITY, RAFFORZATE INCOMPATIBILITÀ  
Il dl fa ordine sul fronte Authority, resta in piedi l’ipotesi di accorpamento delle sedi, ma solo se non vengono rispettati i nuovi vincoli: il 70% del personale deve essere concentrato nel “quartier generale”. Ma non è solo una questione di immobili, nel mirino ci sono anche la cariche: ecco che i dirigenti usciti da Banca d’Italia, Ivass e Consob nei due anni successivi non possono ricoprire ruoli nei soggetti regolati. 

RIDUZIONE DIRITTI CAMERALI, -50% MA IN 3 ANNI  
Il dimezzamento delle somme dovute dalle imprese alle camere di commercio ci sarà, anzi la prospettiva è l’abolizione, ma arriverà con gradualità, solo nel 2017, come richiesto da Unioncamere. Un emendamento ha infatti spalmato il taglio in tre tranche (per il 2015 la sforbiciata -35%, per il 2016 -40%). 

AGENDA PER LA SEMPLIFICAZIONI, MODULI VIAGGIANO ON LINE  
Il decreto lancia il vademecum per la sburocratizzazione e, nel dettaglio, prevede moduli, uguali a livello nazionale, per l’edilizia e l’avvio di attività produttive (Scia), da pubblicati sul portale www.impresainungiorno.gov.it. 

ANAC, POTERI A CANTONE  
Viene allargato il campo d’azione del presidente dell’Autorità Anticorruzione, ruolo oggi ricoperto da Raffaele Cantone. La sua vigilanza sui contratti d’appalto a rischio coinvolgerà pure le concessionarie e potrà proporre commissariamenti anche nei casi in cui il procedimento penale non sia stato ancora aperto. 

STRETTA ASPETTATIVE MAGISTRATI  
Le toghe che ricoprono incarichi in uffici di diretta collaborazione con la Pa, pure se solo di consulenza giuridica, non possono più godere dell’aspettativa, devono quindi per forza andare fuori ruolo, posizione per cui gli spazi non sono infiniti (la durata massima è di dieci anni). E la norma non salva neppure coloro che già hanno incassato il `diritto´ all’aspettativa.  

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