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Riforma e tagli nei Comuni, la manovra colpisce il Sud

Fonte: Il Sole 24 Ore

Meno spesa corrente, soprattutto al Sud, e più investimenti, in particolare al Nord, con una lotta serrata alla pratica diffusa di “aggiustare” i bilanci con entrate che esistono sulla carta ma non nella cassa. Può suonare così la geografia degli effetti della nuova manovra sui conti comunali scritta nella legge di stabilità 2015, con una premessa d’obbligo.

La strategia delle regole 2015 per i conti dei Comuni scritta nella legge di stabilità approvata dal Governo è questa: punta dritto contro alcuni difetti strutturali nella gestione dei Comuni, ma apre un interrogativo fondamentale sulla reale sostenibilità della manovra, per una ragione semplice. Tutto si basa su uno scambio fra tagli e forti sconti sugli obiettivi del Patto di stabilità: i tagli, però, sono certi, mentre per sfruttare gli sconti sul Patto bisogna avere risorse da spendere.

Le tabelle in queste pagine, realizzate dal Sole 24 Ore con il Centro studio ReAl Sintesi, provano a stimare gli effetti della manovra in tutti i capoluoghi di Provincia, e basta qualche semplice passaggio per capirne i meccanismi. Nella prima colonna sono riportati i tagli aggiuntivi (1,5 miliardi a livello complessivo) in arrivo nel 2015 portati dalla legge di stabilità (1,2 miliardi) e dai capitoli residui delle vecchie spending review. Per assegnare la sforbiciata a ogni Comune, si ipotizza che i nuovi sacrifici siano distribuiti in modo proporzionale ai tagli di quest’anno. La seconda mossa che colpisce i bilanci comunali è rappresentata dall’avvio generalizzato della riforma della contabilità, che impone ai Comuni di congelare in bilancio una quota di risorse proporzionale alle mancate riscossioni degli ultimi cinque anni. Proprio da qui parte il siluro contro uno dei difetti di fondo dei bilanci locali: i Comuni, chi più chi meno, mettono a bilancio entrate che non riescono a incassare davvero, e quando questo fenomeno supera i livelli fisiologici altera gli equilibri effettivi, perché finisce per finanziare spese reali con entrate solo teoriche. Per questa ragione, la riforma della contabilità chiede di costituire un fondo-paracadute, proporzionale alla quota di mancate riscossioni degli ultimi cinque anni. In media (si vedano le elaborazioni AidaPa-Bureau Van Dijk sul Sole 24 Ore del 20 ottobre) i capoluoghi incassano ogni anno il 66,5% delle tasse e delle tariffe che mettono a bilancio, ma al Sud questa percentuale scende fino ai record negativi di Vibo Valentia, Trapani o Palermo dove le riscossioni effettive si fermano al 44-45 per cento.

Con le nuove regole, meno si è incassato e più si dovranno congelare risorse nel fondo di garanzia, con un effetto restrittivo potente nei Comuni dove la riscossione zoppica. Solo dopo questi due passaggi si arriva alla terza mossa offerta dalla manovra, cioè il maxi-sconto sul Patto di stabilità. Con i parametri scritti dal Governo, il valore del Patto crolla di tre miliardi di euro (il 70% del totale) e si attesta intorno a quota 1,4 miliardi. Questo drastico abbassamento degli obiettivi, cioè dei “risparmi” che ogni Comune deve raggiungere per rispettare i vincoli di finanza pubblica, è stato pensato per liberare la spesa per investimenti locali, che il Patto di questi anni ha ridotto al lumicino. La mossa è importante, anche perché rispetto alle grandi infrastrutture le opere comunali fanno più in fretta a tradursi in lavoro reale, ma al tavolo di questi investimenti “liberati” dalla manovra potranno sedersi solo i Comuni che hanno ancora risorse disponibili dopo aver compiuto i primi due passaggi descritti sopra.

Fuori gioco appare prima di tutto la maggioranza delle città del centro-Sud, dove la riscossione fa spesso acqua e di conseguenza la riforma blocca in genere molte più risorse rispetto a quelle liberate dal nuovo Patto di stabilità. In prima fila appaiono invece le città come Siena, Pavia, Bologna, Modena e altri capoluoghi del centro-Nord, dove la macchina degli incassi di tasse e tariffe funziona bene, il fondo di garanzia è leggero o nullo e lascia spazio per sfruttare gli sconti sul Patto. Anche in questi casi, però, la “primavera” può essere breve, perché dal secondo anno le regole di costituzione del fondo-paracadute diventano più severe e aumentano la quota di risorse da congelare. Lo dimostrano i numeri di città come Milano o Prato, che pur avendo tassi di riscossione effettiva pari o superiori alla media nazionale mostrano in proporzione fondi molto più alti perché hanno già avviato la sperimentazione, e quindi devono seguire le regole a regime. Lo stesso destino che attende tutti i Comuni dal 2016.

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