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Rifiuti, l’autonomia differenziata può premiare i risultati

Fonte: Sole 24 Ore

di ANDREA BALLABIO e DONATO BERARDI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

I problemi della gestione dei rifiuti sono un buon esempio di cosa accade quando le Regioni non fanno bene il loro lavoro: alle Regioni, per legge, spetta il compito di assicurare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani: ovvero quantificare i fabbisogni e pianificare gli impianti. Quando le Regioni, per incapacità di trovare soluzioni o per motivi di consenso elettorale, vengono meno ai loro doveri, il conto si presenta. Ma l’Italia non è tutta uguale. Ci sono Regioni che hanno una tradizione di buone scelte in materia di ambiente e altre, invece, dove le emergenze periodicamente si ripetono. Il recente dibattitto sulle autonomie, con le istanze di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto in materia di ambiente (e non solo), offre alcuni spunti.

Per quanto riguarda i rifiuti, la discussione verte principalmente su cinque competenze (sul tema il lavoro del Laboratorio Ref Ricerche). Lombardia e Veneto avrebbero chiesto al Governo la devoluzione della scelta dei criteri di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani, ovvero di poter decidere quali rifiuti prodotti dalle imprese possono essere ricompresi tra gli urbani e, quindi, gestiti negli stessi impianti. Le tre regioni chiedono altresì di disciplinare i criteri per distinguere quali scarti dell’attività produttiva sono sottoprodotti, che possono essere gestiti come beni, anziché come rifiuti, con indubbi benefici in termini di minori oneri amministrativi. Ugualmente, le Regioni vorrebbero poter delineare i criteri di end of waste (EoW), allo scopo di rilanciare l’economia circolare. Infine le tre regioni vorrebbero disciplinare l’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura. L’Emilia Romagna, infine, chiede di autorizzare il conferimento in regione dei rifiuti urbani indifferenziati provenienti da altre regioni, quantificando la compensazione che la Regione da cui i rifiuti originano deve devolvere a quella in cui vengono accolti. Cosa cambia con questa riforma ? Per il caso dell’ambiente ciò che rileva non sono gli aspetti economici.

Per l’intera materia ambientale si tratta di 73 milioni di euro di trasferimenti per la Lombardia, 42 milioni per il Veneto e 36 per l’Emilia Romagna, con un’incidenza complessiva si trasferimenti alle regioni pari all’1,4%. La questione vera è se concedere o meno a queste Regioni un rafforzamento delle competenze. Una decisione che dovrebbe guardare a come queste stesse Regioni hanno operato nel tempo su questi temi. In materia ambientale, le regioni in parola vantano numerose buone pratiche di governo, attestandosi certamente come le più virtuose del Paese. Lombardia ed Emilia Romagna sono, ad esempio, le uniche due autosufficienti nello smaltimento dei rifiuti urbani. La Regione Veneto è la prima per incidenza della raccolta differenziata. Il più ampio margine di manovra, che potrebbe essere loro consentito in un’area segnata da un forte conflitto istituzionale, sancirebbe il riconoscimento delle buone esperienze di governo in materia ambientale, colmando i ritardi e gli stalli delle amministrazioni centrali. Non si tratta di allargare gli squilibri territoriali di un Paese che viaggia da tempo a velocità diverse, ma di riconoscere che anche dal buon governo dei territori possono nascere stimoli per tutto il Paese. Al Governo il compito di estendere le buone pratiche di queste Regioni anche a quelle rimaste indietro e, se possibile, ricucire i tanti ritardi del resto del Paese.

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