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Reddito di cittadinanza: l’ok della Camera alla questione di fiducia

Reddito di cittadinanza

Il lungo e travagliato iter del reddito di cittadinanza sembra ormai in dirittura d’arrivo. Dopo un articolato dialogo tra Governo ed Enti Locali, a fronte degli aggiustamenti tecnici dell’ultima settimana, proprio ieri, infatti, la Camera con 323 voti favorevoli e 247 contrari ha votato la questione di fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni (Approvato dal Senato) (C. 1637-A​/R), nel testo predisposto dalle Commissioni a seguito del rinvio deliberato dall’Assemblea. A seguire l’esame degli ordini del giorno. Nei giorni scorsi gli Enti Locali avevano espresso soddisfazione per le misure prese dal Governo nelle ultime settimane a favore delle amministrazioni.

La platea dei beneficiari del Reddito

Come evidenziato da un’accurata ricerca del Sole 24 Ore, con riferimento al reddito di cittadinanza, al momento sono pochi i giovani under trenta ad aver fatto richiesta; inoltre, la maggior parte degli aspiranti beneficiari risiederebbe al Sud e alle Isole. Accanto a questi due dati va aggiunto che su un campione di quasi 64mila richieste arrivate a CAF ACLI, CISL e UIL il 15% delle domande è arrivato dai cittadini stranieri.
Per il momento sono state presentate oltre 600.000 richieste. Il governo giallo-verde prevedeva 1 milione e 300 mila famiglie, in altre parole il doppio delle domande già presentate.

Rischio ‘richiamo’

Un rischio di cui si sta parlando nelle ultime ore è che però alcuni degli aspiranti beneficiari che hanno già presentato la domanda siano richiamati. Qualcuno potrebbe, infatti, essere costretto a «ritoccare» la domanda, tenendo conto delle modifiche apportate al Decretone durante l’iter al Senato e alla Camera. Diciamo che per ora è certo che le modifiche riguarderanno i cittadini extra-Ue, ai quali non basterà più presentare soltanto l’Isee, ma anche una certificazione in lingua italiana rilasciata dal paese d’origine sulla situazione economica. In sostanza si tratta di un certificato da far convalidare al consolato che attesti la composizione del nucleo familiare, il reddito e il patrimonio. Nessun pericolo però per quei paesi in cui è impossibile ottenere le certificazioni, proprio perché saranno individuati ed esentati dal Ministero del Lavoro.

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