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Recovery Plan per attuare i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep)

Fonte: Italia Oggi

di FRANCESCO CERISANO (da Italia Oggi) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

I fondi del Recovery Plan e nuovi criteri di distribuzione dei trasferimenti ai comuni (il Fondo di solidarietà comunale) per far arrivare le risorse lì dove servono, superando le differenze tra i territori. Si muoverà lungo questa duplice direttrice la strategia del governo per realizzare quanto finora rimasto sempre inattuato: la defi nizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), ossia gli standard minimi dei servizi erogati ai cittadini, che la Costituzione prevede siano uniformi sul territorio nazionale, finora rimasti inattuati.

Qualcosa nella distribuzione del Fondo di solidarietà comunale (destinato ad abbandonare nel 2030 il criterio della spesa storica che premia chi spende di più indipendentemente dalla virtuosità o meno di questa spesa), dovrà cambiare e la conferma è arrivata dal ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta, intervenuto a SoseWest2021, il Workshop di Sose dedicato a economia e fisco, svoltosi ieri per la prima volta online. Mazzotta ha posto l’attenzione su quanto il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenti un’occasione irripetibile per realizzare investimenti infrastrutturali finalizzati alla riduzione dei divari sui territori. «Il 70-80% del Pnrr è finalizzato a potenziare le infrastrutture del paese in un arco di tempo di cinque anni», ha osservato. «Il piano non può avere dentro spese di carattere permanente, che abbiano cioè natura di spesa corrente, ma dovrà finanziare interventi legati al potenziamento dei servizi». A cominciare da quelli comunali ancora segnati da profonde disparità sul territorio.

Secondo i dati illustrati Giampaolo Arachi (presidente della Commissione tecnica sui fabbisogni standard e docente di Scienze delle Finanze all’Università del Salento) sugli asili nido, ad esempio, la percentuale di utenti serviti rispetto alla popolazione residente si attesta intorno al 30% nei grandi centri urbani e nelle regioni del Centro Italia, ma è prossima al 3% in molte zone non solo di Calabria, Puglia e Campania ma anche di Piemonte, Lombardia e Veneto (soprattutto centri montani). Stesso discorso per il tasso di utenza del servizio mensa, del trasporto scolastico e dei servizi sociali. Sulla raccolta differenziata, le differenze territoriali non sono più ascrivibili al divario Nord-Sud ma risultano distribuite a macchia di leopardo lungo la Penisola. Lombardia e soprattutto Veneto realizzano percentuali di raccolta intorno all’80% ma buone performance si registrano anche nelle Marche, in Puglia, in Calabria e, a dispetto di molti luoghi comuni sul tema, in Campania. La Toscana colpisce invece in negativo, per percentuali di raccolta raramente sopra il 50%. Assistenza sociale, istruzione, rifiuti e trasporti sono quattro funzioni fondamentali dei comuni su cui il Pnrr impatterà con 17 linee di intervento (si veda tabelle in pagina) che porteranno nuove risorse così differenziate: 4 miliardi per l’assistenza sociale, 12 miliardi per l’istruzione, poco meno di 2 miliardi per i rifiuti e oltre 4 miliardi per i trasporti. Come individuare le aree su cui concentrare gli interventi? Come garantire che i progetti siano realizzati effettivamente nelle aree più carenti? Per gli asili nido, ad esempio, le simulazioni curate dalla Ctfs assegnano alle regioni del Sud e alle Isole il 58,2% dei posti aggiuntivi pubblici che dovrebbero essere garantiti grazie al Pnrr e alla risorse stanziate dalla legge di bilancio 2021 (300 milioni). Il 31,2% del totale di 191.241 nuovi posti dovrebbe essere assegnato alle regioni del Nord e il 10,6% al Centro.

I fondi del Recovery plan dovranno servire anche per colmare il gap tra i centri di minore dimensione demografi ca e quelli più grandi. «Le risorse previste dal Piano sono importanti», ha osservato Arachi, «ma serve anche superare alcune criticità importanti: la scelta dei territori sui quali concentrare gli interventi, il coordinamento tra interventi infrastrutturali e finanziamento delle spese di gestione, e, infine, il coordinamento tra i livelli di governo». Di qui la necessità di non perdere di vista la perequazione e qui torna d’attualità la distribuzione del Fondo di solidarietà comunale che, ha avvertito il ragioniere generale dello Stato, dovrà cambiar pelle. «Dovremo provare a immaginare criteri di ripartizione del Fsc un po’ diversi. Non è detto che per fare le cose servano sempre soldi in più, bisogna indirizzarli in base a indicatori di distribuzione diversi», ha osservato Mazzotta che ha ricordato come sulla trasformazione digitale e la transizione ecologica le richieste dei dicasteri guidati da Vittorio Colao e Roberto Cingolani siano già superiori di 30 mld rispetto alle linee guida del Pnrr e al plafond disponibile. «Bisognerà scegliere cosa finanziare con le risorse Ue e cosa tenere fuori e finanziare con fondi nazionali», ha concluso.

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