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Radiate più di 15mila auto fantasma

Fonte: Il Sole 24 Ore

Uno su dieci. È il “bottino” della prima applicazione sistematica del divieto di intestazioni fittizie di veicoli, introdotto quasi tre anni fa dalla riforma del Codice della strada (legge 120/10): sono stati passati al setaccio gli archivi di Motorizzazione e Pra e, dei 151.149 veicoli che risultavano intestati a presunti prestanome, in 15.286 casi si è finora riusciti a trovare elementi tali da giustificare la confisca e la radiazione d’ufficio previste dal Codice (articolo 94-bis).
Più esattamente, finora i veicoli di cui la Polizia stradale ha accertato l’intestazione fittizia sono stati 10.892. A 15.286 si arriva considerando anche i mezzi per i quali l’indagine a tappeto ha finalmente fatto emergere ulteriori irregolarità, che sono prassi comune da anni: radiazioni altrettanto fittizie e intestazioni irregolari. Tutti escamotage – alcuni proposti anche apertamente sul mercato – per “ripulire” e rendere rivendibili i veicoli gravati da ganasce fiscali o per farli risultare in carico a commercianti per la successiva rivendita e poi fatti circolare lo stesso (evadendo il bollo auto).
In ogni caso, una gran parte dei veicoli scoperti risultava utilizzata per commettere reati: nel 40% dei casi da parte di criminali comuni italiani, nel 30% da immigrati nordafricani, nel 25% da persone dell’Est e nel 5% da persone legate alla criminalità organizzata. Inoltre, ben 107.402 esemplari (cioè il 71% dei 151.146 veicoli intestati a presunti prestanome) sono risultati senza assicurazione Rc auto (fenomeno che riguarda anche i veicoli regolarmente intestati, tanto che si stimano tre milioni di casi) e 170 erano nella lista nera dei 748 mezzi per i quali è frequente il mancato pagamento dei pedaggi autostradali. Una conferma di come non di rado le intestazioni fittizie s’incrocino con altri illeciti, penali e non.
L’articolo 94-bis, per poter essere applicato, prevede che «risultino situazioni di intestazione o cointestazione simulate o che eludano o pregiudichino l’accertamento del responsabile civile della circolazione di un veicolo». Finora era rimasta piuttosto nel vago la definizione di tali situazioni, il che si prestava solo a utilizzi sporadici della norma, quando si riteneva ce ne fossero i presupposti. Con l’operazione resa nota ieri (chiamata “Ghost Car”) la Polizia stradale ha fissato parametri che potranno essere orientativi anche in futuro, per definire i presunti prestanome.
Si è scelto di incrociare i 151.149 veicoli presenti nell’Anv (Anagrafe nazionale veicoli) intestati alle persone fisiche che risultavano intestatarie di oltre 50 unità con i 14.115 soggetti che al Pra risultavano proprietari di oltre 10 mezzi (soglia individuata dalla legge 99/09). Sui presunti prestanome così individuati sono stati svolti accertamenti, che hanno portato ai 15.286 provvedimenti avviati sinora (2.320 radiazioni sono state già eseguita, perché come prescriva l’articolo 94-bis gli accertamenti sono divenuti definitivi, in gran parte perché non impugnati dagli interessati).
Gli intestatari fittizi individuati sono stati 230. In 527 casi sono stati identificati gli utilizzatori effettivi dei veicoli. Per tutti ci sono 527 euro di multa per ogni veicolo intestato fittiziamente. Per chi circola dopo la radiazione d’ufficio scattano la confisca del mezzo e 419 euro di multa. Non sono poi escluse sanzioni penali se emergono reati. E infatti in “Ghost Car” 35 persone sono indagate, prevalentemente per favoreggiamento.

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