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Quote rosa in giunta, il mancato rispetto va motivato dal sindaco

Fonte: Sole 24 Ore

di AMEDEO DI FILIPPO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

L’impossibilità di assicurare, nella composizione della giunta comunale, la presenza dei due generi deve essere adeguatamente provata sia mediante l’effettuazione di un’accurata e approfondita istruttoria, sia con una puntuale motivazione del provvedimento sindacale di nomina degli assessori. Lo ha ribadito il Tar Umbria con la sentenza n. 10/2020.

Il caso
Alcune consigliere di un Comune con poco meno di 2mila abitanti hanno chiesto l’annullamento dei decreti con i quali il sindaco ha nominato i tre assessori, tutti di sesso maschile. Hanno eccepito la violazione del principio di parità di genere, la violazione e falsa applicazione dell’articolo 46 del Tuel, la carenza di motivazione, il difetto di documentazione della seduta in cui il consiglio comunale ha preso atto delle nomine. Si è mossa anche la consigliera di parità regionale che ha prospettato i propri rilievi circa l’illegittimità della composizione della giunta per violazione della parità di genere. Il Tar Umbria ha in un primo momento ritenuto, con ordinanza, apprezzabili le ragioni delle ricorrenti. Con la sentenza n. 10/2020 ha dichiarato cessata la materia del contendere perché, nel frattempo, il sindaco ha provveduto a revocare i decreti impugnati e nominare una donna assessore. Mancando un accordo delle parti circa la compensazione delle spese di lite, il Tar si è trovato però di fronte alla necessità di accertare la fondatezza del gravame, arrivando alla conclusione che il ricorso è in ogni caso fondato.

Le norme
Partendo dagli articoli 3 e 52, comma 1, della Costituzione, i giudici umbri ricordano che l’articolo 6, comma 3, del Tuel rinvia agli statuti la previsione di norme che assicurino condizioni di pari opportunità tra uomo e donna e garantiscano la presenza di entrambi i sessi nelle giunte. L’articolo 46, comma 2, inoltre affida al sindaco l’onere di garantire in giunta la presenza di entrambi i sessi. Le disposizioni dunque hanno una chiarezza cristallina, purtuttavia la giurisprudenza amministrativa non esclude a priori l’effettiva impossibilità di assicurare nella composizione della giunta la presenza dei due generi. Il punto è – si legge nella sentenza – che l’impossibilità «deve essere adeguatamente provata sia mediante la effettuazione di un’accurata e approfondita istruttoria, sia con una puntuale motivazione del provvedimento sindacale di nomina degli assessori, che specifichi le ragioni che hanno impedito il rispetto della suddetta normativa in materia di parità di genere nella composizione delle Giunte».

La parità
Il Tar ha quindi affermato che il sindaco avrebbe dovuto svolgere un’adeguata istruttoria volta all’ottenimento della disponibilità di idonee personalità di sesso femminile nell’ambito di tutti i cittadini residenti o che abbiano un significativo legame con il Comune, come per esempio l’indizione di un apposito avviso pubblico, finalizzato all’acquisizione dell’interesse di donne, appartenenti al partito politico o alla coalizione di partiti che hanno vinto le elezioni comunali, a ricoprire la carica di assessore, le quali condividano il programma della lista capeggiata dal primo cittadino. Nel caso di specie, di questa istruttoria non risulta traccia nei decreti di nomina degli assessori, che peraltro non contengono le motivazioni circa le ragioni che hanno determinato la composizione della giunta. Nemmeno assumono valore determinante le dichiarazioni di cinque cittadine le quali affermano di essere state contattate dal sindaco e di non aver accettato la proposta di nomina, in quanto a tali circostanze non è fatto alcun riferimento nei decreti di nomina.

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