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Privatizzare non significa che la p.a. venda a se stessa

Fonte: Italia Oggi

Movimento di lotta e di governo. O meglio, movimento di lotta e di Parlamento. L’ItaliaFutura montezemoliana guarda alle prossime elezioni politiche enunciando tesi liberali e liberiste. Nel contempo, in Parlamento, un drappello di italofuturisti veri, potenziali o presunti cerca di avanzare proposte che hanno una doppia interpretazione. La prima: i montezemoliani sono più montiani di Monti e vogliono incalzare il governo su rigore, liberalizzazioni e privatizzazioni. La seconda: macché montiani (o passeriani), gli italofuturisti sono l’unica vera opposizione riformatrice.

La ridda di interpretazioni lieviterà quando il partito «extraparlamentare» di Lcdm presenterà nelle prossime settimane tre indicazioni programmatiche sotto forma di proposte di legge. A curarle è l’economista Nicola Rossi, una delle tre teste d’uovo di ItaliaFutura insieme con il manager Carlo Calenda e lo storico Andrea Romano. La prima proposta ormai definita, secondo la ricostruzione del Foglio, è quella sul patrimonio pubblico. All’insegna delle privatizzazioni senza esitazioni montiane? Chi ha letto le bozze dice che l’impostazione liberista c’è, ma il progetto mira ad aggredire in maniera robusta il debito pubblico. Il piano immagina la costituzione di una società-veicolo esterna alla pubblica amministrazione (sembra essere, in sostanza, la proposta avanzata sei mesi fa da «Italia c’è» movimento di Italia Oggi e MF-Milano Finanza di Class editori) in cui far confluire gli asset immobiliari e mobiliari dello stato, delle regioni e degli enti locali. Asset che saranno la garanzia per strumenti di debito emessi dalla società-veicolo e scambiabili con titoli del debito pubblico.

In altri termini, le obbligazioni non potranno essere acquistate ma scambiate con titoli di stato: abbattimento del debito immediato e assicurato. Si dirà: è una prosecuzione, magari rafforzata, della direzione di marcia stabilita dal decreto di venerdì scorso con cui il governo ha deciso di vendere alla Cassa depositi e prestiti (Cdp) le società statali Sace, Fintecna e Simest e costituire una sgr per la dismissione del patrimonio dei comuni. A chi ha avanzato questa osservazione a Rossi (un passato all’ufficio studi di Bankitalia prima e all’università poi, adesso presidente del think tank Bruno Leoni e senatore ex Pd ora nel gruppo misto) l’economista avrebbe ribattuto: privatizzare non significa vendere a se stessi, continuando a utilizzare la Cdp in questo modo la si trasforma in una bomba a orologeria.

La seconda proposta in cantiere in casa dei montezemoliani (quella sull’efficienza della pubblica amministrazione) prevede questo: ogni legge che comporta nuovi adempimenti burocratici e quindi maggiori costi per il privato deve riconoscere a quest’ultimo un credito d’imposta pari al 50 per cento dei maggiori costi. L’obiettivo? Rendere esplicita la somiglianza fra nuove imposte e nuovi adempimenti burocratici. Sul versante fiscale, ItaliaFutura punta a costituzionalizzare lo Statuto del contribuente (una legge violata ben 400 volte negli ultimi dieci anni dallo stato) a difesa di cittadini e imprese contro le vessazioni del fisco.

Ma le attese degli italofuturisti sono tutte per una spending review particolarmente incisiva – anche e soprattutto sul versante del personale statale – e capace di reperire le risorse per una riduzione della pressione tributaria su famiglie e imprese. Dopo la lotta, il governo?

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