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Più tempo alle regioni per ripianare i disavanzi

Fonte: Italia Oggi

Più tempo alle regioni per ripianare i disavanzi. Lo prevede un emendamento al disegno di legge di stabilità approvato alla camera, che allunga da sette a dieci anni il periodo entro il quale i governatori alle prese con conti in rosso dovranno tappare i buchi nei propri bilanci.

È una manovra sempre più «salva regioni» quella che sta prendendo corpo dopo i vari passaggi parlamentari. Già al senato il ddl aveva recepito il complesso marchingegno anticipato dal dl 179/2015 per disinnescare la mina della errata contabilizzazione delle anticipazioni sblocca pagamenti. A Montecitorio, invece, i governatori hanno incassato un assegno supplementare di circa 1,5 miliardi (si veda ItaliaOggi del 12/12/2015), di cui 900 destinati alla sola Sicilia, mentre le ordinarie hanno dovuto accontentarsi di «soli» 600 milioni in conto riduzione del debito. Adesso però arriva un’altra buona notizia per le regioni, che avranno tre anni in più per ripianare il disavanzo finanziario acclarato al 31 dicembre 2014. In base alle regole generali, i disavanzi devono essere coperti al massimo entro un triennio, ma già l’art. 9, comma 5, del dl 78/2015 aveva previsto una deroga, allungando il periodo a sette anni. Con il nuovo correttivo, i sette anni diventeranno dieci, dando un po’ di fiato alle amministrazioni più in difficoltà, che devono fare i conti anche con i buchi aperti dal riaccertamento straordinario dei residui e con i rimborsi delle somme anticipate dal Mef per consentire di pagare le fatture arretrate (entrambi spalmati su trenta anni).

Diverse regioni, inoltre, sono in grossa difficoltà con il rispetto del pareggio sul bilancio 2015, che nei loro confronti si applica secondo l’impianto a regime previsto dalla legge 243/2012. Proprio la legge che il governo di fatto ha rinviato al 2017, in attesa di trovare i numeri in parlamento per procedere alla sua modifica. Da qui la richiesta da parte dei governatori di alleggerire le sanzioni sull’anno in corso, visto che dal prossimo anno si dovrebbe applicare un meccanismo decisamente più soft, con vincoli solo sulla competenza e non sulla cassa. Sempre a proposito di enti con i bilanci che zoppicano, un’altra novità positiva arriva per i comuni e per le province che nel biennio 2013-2014 sono entrati in regime di pre dissesto. Anche loro potranno beneficiare di un allungamento del piano di rientro, che passerà da dieci a trent’anni.

Anticipazioni di tesoreria. Un emendamento del deputato del Pd Maino Marchi, approvato dalla quinta commissione, proroga al 31 dicembre 2016 il periodo di tempo durante il quale gli enti potranno richiedere anticipazioni di tesoreria più cospicue: anche nel 2016 il limite sarà di cinque dodicesimi e non di tre dodicesimi come previsto per legge. La ratio della proroga, si legge nella relazione, è «agevolare il rispetto dei tempi di pagamento da parte delle p.a. nelle transazioni commerciali».

Province. Incrementati i contributi per le province e le città metropolitane. Si passa da 400 a 495 milioni (di cui 245 alle province) per il 2016. Dal 2017 e fino al 2020 agli enti di area andranno 470 milioni (di cui 220 milioni alle province) l’anno che scenderanno a 400 milioni (di cui 150 alle province e 250 alle città metropolitane) a decorrere dal 2021.

Mobilità negli enti locali. Disco verde anche a un emendamento a firma Maino Marchi (Pd) a norma del quale le regioni, gli enti locali e le p.a. che hanno processi di mobilità in atto, possono assumere personale solo quando nel corrispondente ambito regionale sia stato ricollocato il personale interessato alla mobilità.

Proventi delle concessioni edilizie. Assieme alle sanzioni potranno essere utilizzate, per il 50%, per finanziare le spese correnti e per il 25% per spese di manutenzione ordinaria del verde.

Incentivi per le unioni. Confermati gli incentivi per unioni e fusioni di comuni (si veda ItaliaOggi dell’11/12/2015). Ora però, osserva l’Anci, è necessario rinviare l’appuntamento con l’associazionismo obbligatorio delle funzioni, che, in assenza di proroga, scatterebbero a partire dal 1° gennaio prossimo.

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