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“Più autonomia ai Comuni con la tassa unica”

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nella trattativa con i Comuni sulla legge di stabilità il Governo sta per giocarsi l’asso. Si tratta della «local tax»: il nuovo tributo unico immobiliare che dovrebbe sostituire Imu, Tasi e addizionale Irpef e potrebbe dare ai sindaci quella vera autonomia finanziaria attesa dal 2001. A confermarlo è il sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti (Pd).

Onorevole Rughetti, da segretario generale dell’Anci per anni è toccato a lei presentare al governo di turno il conto sugli effetti delle manovre. Da sottosegretario come giudica la stima dell’Anci sui 3,7 miliardi di tagli della stabilità?

Il calcolo l’ha fatto l’Anci. Il totale di 3,7 miliardi risulta applicando e sommando le manovre del 2014, incluso il decreto 66, con gli effetti della nuova contabilità sul patto di stabilità. I Comuni chiedono di rivedere soprattutto la riduzione alla spesa corrente. E mi sentirei di dire che fanno bene perché rischia di avere un effetto negativo non solo sul bilancio delle amministrazioni ma anche sull’economia reale. Penso anche però che da questa situazione si esca non chiedendo più trasferimenti statali ma più autonomia e più differenziazione. Serve cioè quel salto di qualità che è mancato sia nella stabilità che nella proposta dell’Anci.

In che modo?

I Comuni che hanno più autonomia finanziaria devono poterla usare come vogliono. Ma i Comuni non sono tutti uguali e non possiamo fare politiche che vadano bene per tutti. Ci sarà una differenza tra chi riscuote al 98% le proprie imposte e chi ha il 30% di evasione fiscale?

Certamente. Ma come si fa a valorizzare queste differenze?

C’è lo spazio offerto dalla nuova contabilità. Se l’avvio non è più rinviabile perché lo abbiamo concordato con l’Ue, possiamo pensare a modalità attuative diverse da Comune a Comune. Potrebbe esserci un’esenzione totale dal patto di stabilità per chi la applica pienamente. Mentre chi ha bisogno di più tempo per ripulire i residui attivi dai bilanci potrebbe applicarla con minore rigidità.

Il punto più dolente per i sindaci rimangono i tagli alla spesa corrente. Come potete aiutarli?

Penso che la soluzione sia eliminare del tutto i trasferimenti erariali e andare verso un tributo unico immobiliare che consenta ai Comuni di finanziare integralmente le loro funzioni fondamentali. Mi piacerebbe dare un’applicazione piena all’articolo 119 della Costituzione. In quest’ottica sarebbe opportuno che i Comuni avessero una leva fiscale molto forte, sotto forma di una patrimoniale contemperata dal reddito familiare. Oggi i Comuni mettono insieme due leve diverse: l’Imu/Tasi e l’addizionale Irpef. Domani sarebbe meglio avere un tributo unico con un base imponibile patrimoniale e un sistema di detrazioni collegate al reddito.

Penso a una detrazione fissata per legge su base nazionale, immagino di 200 euro, lasciando poi ai Comuni la possibilità di aggiungerne altre sulla base del reddito del nucleo familiare.

Insomma avremmo un tributo unico che unifichi Imu, Tasi e addizionale Irpef e lasci invece fuori la Tari?

Sì. Anche perché sulla Tari bisogna tenere conto delle direttive europee che prevedono una tassazione commisurata alla quantità dei rifiuti prodotti.

Questo nuovo tributo, chiamiamolo local tax, verrà inserito nella legge di stabilità in Parlamento?

Credo di sì. In questi giorni si sta lavorando dal punto di vista tecnico per trovare delle ipotesi da sottoporre ai Comuni. Ma a questo proposito mi lasci dire che il periodo della concertazione istituzionale come la conoscevamo è finito, così come quello della concertazione delle parti sociali. Anche qui serve un salto di qualità per andare verso un’integrazione delle politiche in cui si decidono gli obiettivi condivisi e poi ogni livello di governo fa la sua parte. Ma c’è poi un altro tema sul tavolo.

Quale?

La riduzione dei centri di costo. E penso alle partecipate e ai piccoli comuni. Ricordo una vecchia proposta dell’Anci che puntava a ridurli da 8mila a mille spingendoli a mettersi insieme. Scelgano loro come farlo ma lo facciano.

A proposito dell’Anci, da oggi a venerdì si terrà a Milano l’assemblea nazionale. Ha un messaggio per i suoi ex colleghi?

Dico che anche loro devono fare un passo in avanti. L’Anci deve diventare un pezzo istituzionale anche dal punto di vista giuridico. E quindi, pur restando un’associazione a tutti gli effetti, dovrebbe avere compiti e funzioni previste dalla legge.

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