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Per seconde case e capanoni i sindaci chiedono la tassa unica

Fonte: Il Sole 24 Ore

Va bene l’addio alla Tasi sull’abitazione annunciato dal Governo, e accompagnato dagli interventi sull’Imu degli imbullonati e dei terreni, ma non ci si può fermare lì: bisogna riunificare le imposte sugli altri immobili, oggi soggetti al doppio regime Imu-Tasi, e raccogliere sotto una voce unica gli altri tributi (dall’imposta sulla pubblicità alla tassa/canone sull’occupazione di suolo pubblico): a patto di non far crescere il peso fiscale su seconde case e altri immobili e di compensare integralmente i Comuni del gettito che viene a mancare.
Partono dal terreno caldo del Fisco le 12 proposte che i sindaci rivolgono al Governo in vista della manovra 2016. La “piattaforma” dei Comuni, approvata ieri dal direttivo dell’Anci, si estende anche alla richiesta di rivedere le regole sul pareggio di bilancio, che dal 2016 rischiano di alzare nuovi ostacoli agli investimenti locali, e quelle sui piccoli enti, al centro da anni di progetti di semplificazione mai giunti in porto; i sindaci chiedono poi una parola definitiva sulla riforma della riscossione locale, che senza interventi si appresta alla settima proroga.
Il nodo politicamente più delicato è però quello fiscale, su cui molti nel Governo vorrebbero limitarsi alle operazioni relative a prima casa, terreni e macchinari delle imprese. Quest’idea, sostenuta in nome della “semplicità” che permetterebbe di concentrare l’attenzione (e la comunicazione) sui tagli fiscali senza rischio di equivoci, ha però dei limiti: prima di tutto imporrebbe ancora ai proprietari di seconde case, negozi e capannoni di fare un doppio calcolo, e compilare doppi moduli, per calcolare quella che nei fatti è un’imposta unica sdoppiata sotto le etichette di Imu e Tasi. Far tornare le due voci sotto un unico cappello, però, è un’operazione delicata, per due ragioni. Sugli immobili strumentali (capannoni, ma anche uffici e altri immobili utilizzati per l’attività economica del proprietario) la Tasi è tutta deducibile dalle imposte sui redditi, mentre nell’Imu lo sconto è limitato al 20%. C’è poi un ostacolo più di immagine: per non alleggerire ulteriormente gli incassi, l’Imu dovrebbe veder aumentare la propria aliquota massima dal 10,6 per mille all’attuale 11,4 che può essere raggiunto con la somma di Imu e Tasi. Per i contribuenti non cambierebbe nulla, ma in politica l’immagine conta. Le richieste dei sindaci tornano poi sul tema dolente dei tagli aggiuntivi per Province e Città metropolitane: sul punto un primo riconoscimento dal Governo è arrivato con il decreto enti locali, che ha permesso agli enti di area vasta di scrivere un bilancio solo annuale (il termine scade mercoledì) proprio per l’impossibilità di chiudere i conti con le sforbiciate previste per il 2016/17, ma ora si tratta di trovare le coperture per sterilizzare il programma troppo “ambizioso” scritto nella scorsa manovra.

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