Questo articolo è stato letto 0 volte

Per la Pa il domicilio diventa digitale

Fonte: Il Sole 24 Ore del lunedì

Almeno un milione di cittadini può mettersi in fila per trasferire online il proprio domicilio e utilizzarlo nelle comunicazioni con gli uffici pubblici. Tanti sono, infatti, i possessori di una casella di posta elettronica certificata rilasciata dalla pubblica amministrazione, quella che, con un acronimo da scioglilingua, viene chiamata Cec-Pac. Beninteso, anche con altre Pec “commerciali” si potrà aspirare a colloquiare con la Pa senza muoversi da casa. Resta, però, il fatto che la Cec-Pac è nata proprio per questo, anche se finora i risultati sono stati piuttosto deludenti.
Il domicilio digitale è una delle novità introdotte dal decreto legge sviluppo bis approvato giovedì dal Consiglio dei ministri. Fa parte di quelle misure che per essere applicate presuppongono il ricorso alla posta elettronica certificata, così come le comunicazioni e le notificazioni nel processo civile, da effettuare necessariamente in via telematica, o quelle relative alla procedura fallimentare (anche queste da effettuare online) o ancora l’obbligo per le imprese individuali iscritte al registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane di indicare un indirizzo Pec (si veda l’articolo a fianco).
La posta elettronica certificata, insomma, acquista sempre più dignità di strumento essenziale nei rapporti con la pubblica amministrazione. La novità del domicilio digitale ne è la dimostrazione. L’indirizzo Pec, infatti, sostituirà in tutto e per tutto l’indirizzo tradizionale, tanto che verrà inserito nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, altra novità introdotta dal decreto legge. I cittadini che vorranno comunicare esclusivamente online con gli uffici pubblici – sono più di 20mila le amministrazioni dotate di Pec (l’elenco si può trovare su www.indicepa.gov.it) – dovranno comunicare il loro indirizzo di posta elettronica certificata.
Come detto, circa un milione di persone sono già in possesso della Cec-Pac, richiesta e ottenuta gratuitamente dalla Pa in seguito all’iniziativa lanciata dall’allora ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che prevedeva di rilasciare almeno tre milioni di caselle. Finora si è rimasti ben al di sotto di quel traguardo. E anche l’uso della Cec-Pac non ha centrato le aspettative. Un po’ perché l’utilizzo della Pec pubblica è rimasto nebuloso (non si è mai capito con esattezza a quali servizi si possa accedere), un po’ perché la convenzione siglata dal ministero con Telecom, Poste e Postecom per la gestione delle Cec-Pac ha avuto qualche problema.
Il domicilio digitale può, dunque, essere l’occasione di rilancio della Pec pubblica. Fermo restando che si potrà chiedere di accedere al nuovo servizio anche comunicando una qualsiasi altra casella di posta elettronica certificata. La sostanza, in ogni caso, non cambia: una volta che il cittadino avrà eletto il proprio domicilio digitale, gli uffici pubblici dovranno raggiungerlo solo su quell’indirizzo.
La novità partirà dal 1° gennaio del prossimo anno, ma prima un decreto del ministero dell’Interno dovrà individuare le modalità per passare all’indirizzo elettronico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *