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Per i creditori più risorse a Milano che a Roma

Fonte: Il Sole 24 Ore

I tecnici del Governo e degli enti locali sono al lavoro per capire come manovrare al meglio il traffico dei bonus per i pagamenti, ma un dato è certo: per pagare subito servono i soldi.
Ecco perché sia le bozze del decreto circolate nelle ultime ore sia gli approfondimenti dei tecnici hanno puntato l’attenzione sulla liquidità. Fin dalle prime ipotesi, il meccanismo destinato ai Comuni prevede due passaggi: un via libera automatico, anche se naturalmente vincolato entro un tetto ancora da definire, per chi ha soldi in cassa, e poi l’assegnazione per decreto degli spazi definitivi “liberati” dallo sblocca-pagamenti, con eventuale ricorso all’aiuto statale per chi è più in difficoltà.
Ecco perché le speranze delle imprese di ottenere subito una quota di arretrati sono più solide dove le casse locali sono più floride. La situazione generale dei Comuni, ormai è noto, è sotto questo aspetto migliore di quella degli altri comparti pubblici, perché il Patto di stabilità degli enti locali ha bloccato i pagamenti anche quando i soldi sui conti erano pronti per essere utilizzati. Come sempre, però, il quadro generale è un puzzle di tante situazioni particolari, molto diverse fra loro.
Il ministero dell’Economia, al 28 febbraio scorso, registrava nei Comuni italiani disponibilità liquide per 13,89 miliardi: il 69% di queste risorse è però concentrato al CentroNord, mentre i sindaci di Sud e Isole dispongono di poco meno di 4,4 miliardi. Naturalmente non tutte queste risorse potranno essere impiegate subito, e le bozze di provvedimento a disposizione finora parlavano di escludere dal Patto di stabilità degli enti locali pagamenti complessivi per 5 miliardi. I numeri, però, sono importanti per cominciare a capire la distribuzione di queste risorse, e quindi individuare dove si trovano le file di creditori con più chance di ottenere qualcosa subito.
Nella geografia dei «residui passivi», cioè degli impegni di spesa che non si sono tradotti in pagamenti, elaborata per Il Sole 24 Ore dal Centro Studi Sintesi e da Unioncamere del Veneto, Roma primeggia con 3,5 miliardi di euro, seguita da Milano (2,9 miliardi) e Napoli (1,6 miliardi). Le prospettive di incasso, però, sembrano più rosee per le imprese milanesi, perché a fine febbraio il Comune guidato da Giuliano Pisapia aveva in cassa una maxi-dote da 864,3 milioni di euro, più del doppio rispetto ai 369,8 di Roma. Il panorama napoletano è invece notoriamente più difficile, e caratterizzato da attese per i pagamenti che secondo gli stessi revisori del Comune hanno toccato il record di 54 mesi. L’Economia a fine febbraio registrava 190,4 milioni, una cifra che però è in gran parte assorbita dalle obbligazioni mensili indispensabili a far funzionare la macchina. 
Una prima ipotesi di decreto, del resto, parametrava le risorse da sbloccare agli «avanzi di amministrazione» (incerta traduzione nella contabilità pubblica degli «utili» delle imprese), ma dopo la ripulitura dei conti dalle entrate diventate ormai inesigibili Napoli ha chiuso il 2011 con un maxi-rosso da 850 milioni. Migliore la situazione di Cagliari, che nonostante le dimensioni molto inferiori rispetto agli altri capoluoghi appena passati in rassegna conta in cassa 223,7 milioni.
Il tema della liquidità è cruciale naturalmente anche nelle Regioni: da questo punto di vista i numeri migliori si incontrano in Trentino Alto Adige (2,5 miliardi disponibili a fine febbraio) e in Friuli Venezia Giulia (1,7 miliardi), mentre Liguria (50,7 milioni) e Molise (60,1) mostrano le cifre più leggere.

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