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Per i Comuni in crisi doppia procedura con uscita in 5 anni

Fonte: Sole 24 Ore

di GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Una doppia misura anti-crisi per gli Enti locali, con un «sostegno precauzionale» per le situazioni meno gravi e un «programma di risanamento completo» per quelle più compromesse. Con l’obiettivo di tagliare i tempi eterni che scandiscono gli attuali tentativi di riequilibrio, e di aiutare i sindaci dei territori più in difficoltà con un fondo (l’ipotesi è 30 milioni nel triennio) finalizzato a spingere lo sviluppo locale. Il menu è quello della riforma del dissesto locale, inserita fra i collegati alla Manovra dal Def dell’anno scorso e ora al centro del tavolo tecnico-politico che sta lavorando alla riscrittura del Testo unico degli enti locali. L’occasione per illustrarlo è stata la presentazione, ieri al ministero dell’Economia, della nuova edizione del censimento condotto da Ca’ Foscari sulle crisi finanziarie degli enti locali. Il percorso per arrivare a un testo condiviso entra ora nella fase cruciale: «Dobbiamo far partire subito il confronto con tutti gli attori coinvolti – sostiene Laura Castelli, viceministro all’Economia con la delega alla finanza locale – per arrivare a regole in cui gli amministratori locali siano responsabilizzati ma non crocifissi». Il principio, ispirato al precedente dei piani di rientro in sanità, punta a superare il «modello unico» del riequilibrio fondato su obiettivi standard di aumenti di tasse e tagli di spesa per costruire piani specifici su misura di singolo ente, da gestire in un tavolo nazionale nelle città più grandi e in sede regionale per le altre amministrazioni.

La nuova impostazione, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe fra gli obiettivi espliciti quello di aumentare il peso della Corte dei conti, che sarebbe chiamata in gioco in tutti i passaggi chiave: i magistrati contabili, nell’ambito del controllo continuo sui bilanci locali realizzato con i questionari annuali su preventivi e consuntivi (legge 266/2005), dovrebbero decidere se applicare all’ente locale la procedura soft precauzionale o quella più pesante del programma di risanamento, approvare il piano presentato dall’ente e decidere sulle controversie che si possono verificare in corso di procedimento. Proprio in Corte dei conti, però, si incontra una serie di preoccupazioni sul progetto, e l’associazione dei magistrati contabili ribadisce in una nota «la necessità che non siano intaccati il ruolo e le funzioni» attuali. Proprio per questo prima di arrivare a un testo condiviso occorre lanciare il tavolo di confronto evocato dalla viceministro Castelli; un confronto che dovrà intrecciare più piani, da quello politico con l’alleato leghista a quelli tecnici con Corte dei conti, amministratori locali e Ragioneria generale. In fatto di tempi, l’ambizione quindi è doppia. Perché la spinta politica è a chiudere il più in fretta possibile l’intesa necessaria a far partire l’iter della riforma, che incrocia una serie di emergenze sui territori. E nell’attuazione l’obiettivo di chiudere l’istruttoria in un anno e il risanamento nei quattro successivi significherebbe tagliare drasticamente i tempi rispetto alle regole attuali scandite su un calendario che nelle situazioni più critiche arriva a 20 anni

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