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Per gli sconti TARI la via dei prestiti della Cassa dei servizi energetici e ambientali

Fonte: Sole 24 Ore

di GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Mentre le istruzioni ministeriali diffuse ieri arricchiscono la sciarada dell’IMU, negando ai Comuni la possibilità di introdurre una moratoria di interessi e sanzioni (come consigliato da Ifel) e di spostare l’acconto per l’IMU statale sulle imprese, ARERA prova a risolvere quella della TARI. Con un meccanismo che gioca inevitabilmente di sponda per aggirare il problema principale, legato al fatto che il governo, almeno per ora, non ha finanziato le riduzioni tariffarie per negozi, locali pubblici e imprese proporzionali ai giorni di chiusura da lockdown.
Servono almeno 400 milioni, come indicato dalla stessa ARERA qualche settimana fa mentre costruiva il meccanismo degli sconti parametrati al periodo di chiusura delle attività.

La possibile soluzione per superare l’ostacolo, non piccolo in un sistema come quello della TARI che prevede la «copertura integrale» dei costi del servizio tramite la tariffa, è indicata nella delibera 189/2020 che l’Autorità ha posto in consultazione fino al 30 giugno per provare ad adeguare il metodo tariffario all’emergenza. E passa dalle anticipazioni delle risorse presenti presso la Cassa dei servizi energetici e ambientali, alimentata oggi da elettricità, gas e acqua. Certo, si tratta di prestiti (da restituire secondo ARERA in tre anni con tasso pari a quello ottenuto da Csea sulla propria liquidità), e non di contributi a fondo perduto che toccherebbe a governo e parlamento decidere. E la strada è collegata all’adozione del nuovo metodo tariffario, perché l’«ente territorialmente competente» (Comune o Ato, nella geografia gestionale dell’igiene urbana) dovrebbe applicare il metodo nel piano economico tariffario e contestualmente chiedere l’anticipo a Csea.
Nell’ottica di ARERA si tratterebbe comunque di un primo passo perché, come spiega Andrea Guerrini, membro del collegio ARERA, serve «un’azione coordinata tra governo, ARERA, Enti locali e operatori» che «renderà più efficaci misurazione e rendicontazione dei fabbisogni nel settore rifiuti, condizioni necessarie per l’accesso ai finanziamenti europei». Anche se il calendario Ue non aiuta.

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