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Parma premiata dal federalismo

Fonte: Il Sole 24 Ore Centro-Nord

BOLOGNA – Gli effetti reali si cominceranno a vedere nel 2014, quando il federalismo comunale entrerà a regime. Per ora i comuni dell’Emilia-Romagna, dopo aver fatto i salti mortali per chiudere i bilanci 2010, provano per l’anno corrente a limare al massimo i capitoli di spesa corrente, cercando di non compromettere quei servizi primari di cui la comunità beneficia da anni. Ma già dal bilancio 2012 i sindaci si trovano in grave difficoltà. Secondo le proiezioni della Cgia di Mestre, le amministrazioni più fortunate – se si considerano gli effetti del federalismo municipale tra trasferimenti soppressi e imposte devolute – sono Parma, Rimini e Bologna che avranno uno scostamento positivo procapite rispettivamente di 144 euro, 86 euro e 85 euro. Va peggio a Ferrara (-95 euro), Forlì (-16 euro) e Ravenna (-8 euro). La Cisl dell’Emilia-Romagna, che per oggi ha indetto assieme alla Fnp (federazione nazionale dei pensionati) il “social day”, una giornata di mobilitazione per sensibilizzare l’opinione pubblica e per sollecitare governo e amministratori locali, è preoccupata per la tenuta dello stato sociale per le ricadute che la perdurante crisi economica avrà sulla spesa pubblica. «Ferrara ha un rapporto del debito procapite storicamente moto elevato. Non è un’area economica così dinamica come altre realtà italiane ed europee; i cittadini sono quasi tutti proprietari di una casa e in pochi vivono in affitto – commenta il sindaco Tiziano Tagliani – quindi i benefici per le casse dall’Irpef è poco significativa. Per il bilancio di previsione del 2011 è già previsto un taglio di 11 milioni della spesa corrente ma il 2012 è un’incognita». I tagli a Ferrara, secondo il primo cittadino, sono stati fatti in modo lineare, un po’ su tutti i capitoli di spesa: «I cali vanno dallo 0,1% fino al 60%; abbiamo ridotto eventi e contributi ad associazioni, qualche taglio sul personale e sulla spesa generale. È giusto ridurre gli sprechi e garantire costi unitari performanti come prevede questa riforma, ma per i comuni che hanno elevate prestazioni sarà inevitabile abbassare la qualità dei servizi». Il Comune di Parma si è sforzato di bloccare rette, tasse e tariffe e di recuperare risorse razionalizzando la struttura, per incrementare i servizi alle famiglie e al tessuto produttivo: 27 milioni di avanzo dal riordino dei residui, riduzione della rigidità strutturale (che riguarda le spese di personale e ammortamento mutui) dal 40,12% al 38,38% e ulteriore riduzione al ricorso ad entrate straordinarie per finanziare la spesa corrente che cala da 30,8 a 18,6 milioni di euro nel 2010. Ci sono invece 4,4 milioni in più rispetto al 2009 sui servizi alla persona, che portano la percentuale al 59,98% sul totale della spesa corrente. Commentando i dati del 2010 l’assessore al bilancio Gianluca Broglia si dice «assolutamente d’accordo» con il federalismo fiscale municipale, ma avverte: «Abbiamo dovuto penalizzare alcuni settori come la cultura, la mobilità e l’ambiente a vantaggio dei servizi educativi, alla persona e agli anziani. La spesa complessiva è ridotta ai minimi termini e non c’è altro margine, altrimenti si vanno a ridurre i servizi alla persona, che per ora riguardano il 60% della spesa corrente. Anche noi sentiamo moltissimo gli effetti della crisi, anche se siamo stati previdenti in questi anni». Ma il passaggio da un modello consolidato ad un nuovo sistema basato sul decentramento fiscale allarma la Cisl, convinta che Regione e Comuni aumenteranno le tasse locali attraverso le cosiddette “addizionali” per mantenere i servizi sociali esistenti, facendone ricadere l’onere su dipendenti e pensionati. Per il segretario regionale, Giorgio Graziani, il costo della riforma del sistema fiscale può essere sostenuto anche attraverso le risorse derivanti dalla lotta all’evasione che in Emilia-Romagna, in base all’intesa tra Agenzia delle Entrate e Anci del 2008 (operativa da luglio 2009), ha già permesso di riscuotere circa 4 milioni. Nei primi due mesi del 2011 si contano duemila segnalazioni e 150 accertamenti per un’evasione scoperta di circa due milioni; il picco delle segnalazioni si concentra nel settore dell’edilizia e del patrimonio immobiliare (tra rendite catastali e affitti non dichiarati; le indagini sui “finti poveri” hanno consentito di scoprire un’evasione di 4 milioni. La Cisl chiede che sia aumentato a favore dei Comuni segnalatori, dall’attuale 33% al 50%, l’importo recuperato grazie all’evasione fiscale accertata. «Siamo d’accordo sulla collaborazione tra amministrazione locale e agenzia delle Entrate per l’accertamento su casi eclatanti – commenta l’assessore Broglia – ma non credo che questo nuovo accertamento fiscale sia compito degli enti locali, che dovrebbero invece continuare a offrire servizi alla città e ai cittadini».

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