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PagoPA, rinvio e tutor per evitare il flop

Fonte: Sole 24 Ore

di GIANNI TROVATI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Com’è ormai tradizione, il Milleproroghe apparecchia un nuovo rinvio all’obbligo per le pubbliche amministrazioni di aderire alla piattaforma PagoPa per consentire i versamenti digitali di tributi e multe da parte dei cittadini. E come da tradizione, anche questa proroga potrebbe non bastare per mettere davvero a regime questo snodo fondamentale per la digitalizzazione della Pa.

La nuova data fissata all’articolo 1, comma 8 del decreto sposta il termine al 30 giugno prossimo. Ma è difficile trovare argomenti solidi per sperare che pochi mesi in più permettano davvero di cambiare la situazione, nonostante la possibilità concessa dalla nuova norma di aderire anche attraverso un altro soggetto partner che sia già operante sulla piattaforma. Anche perché già le linee guida Agid prevedevano questa possibilità, bloccata però sul piano operativo dalle difficoltà tecniche e dai costi delle offerte disponibili sul mercato dei servizi tecnologici. Per superare il problema c’è in discussione anche un’altra proposta, scritta in un emendamento (firmato da Claudio Mancini del Pd) che chiede di rinviare tutto al 30 giugno 2021. E soprattutto suggerisce di introdurre un percorso di accompagnamento che aiuti davvero le amministrazioni a un’adesione di massa al sistema PagoPa. Perché non è solo questione di date. A dirlo sono i numeri dell’ultimo censimento prodotto dall’Agenzia per l’Italia digitale, aggiornato al novembre scorso.

Dal monitoraggio emerge una geografia dei pagamenti digitali in cui le zone grigie sono ancora decisamente più fitte di quelle davvero coperte dal servizio. Anche perché un conto è aderire sul piano formale alla piattaforma PagoPa; e un altro è utilizzarla davvero. I numeri, si diceva. L’IndicePa censisce 7.917 Comuni (in realtà le ultime fusioni li hanno ridotti a 7.904), e sono 6.478 quelli che hanno aderito a PagoPa. Sulla carta, un tasso di adesione dell’81,8% non è per niente male. Il problema è che rimane, appunto, sulla carta. Perché quando si passa ai fatti si scopre che solo 2.594 Comuni hanno davvero ricevuto pagamenti tramite PagoPa, e 1.649 di questi si sono fermati sotto le 100 transazioni. Fra 100 e mille transazioni si collocano 450 Comuni, fra mille e 10mila si incontrano altri 408 enti mentre solo 87 superano questa soglia. In pratica, il 67% dei Comuni è di fatto ancora fuori dal sistema, e anche all’interno della minoranza che si è davvero allacciata alla piattaforma sono pochi quelli che la fanno funzionare davvero. E sempre il censimento Agid mostra che in Calabria e Sicilia PagoPa è ancora un perfetto sconosciuto per gli enti territoriali, e che anche in Abruzzo, Lazio e Campania i numeri delle adesioni sono ai minimi termini. Per questa ragione sul tavolo arriva la proposta di un rinvio più lungo con un percorso di accompagnamento strutturato e facilitato dalla possibilità per gli enti di utilizzare i servizi gratuiti offerti dalla società che gestisce la piattaforma. Il modello di riferimento è quello del Siope+, che nonostante la complessità tecnica è riuscito ad arruolare nei tempi previsti dal calendario originario tutti i Comuni. Per una volta, senza proroghe.

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