Pagamenti p.a., prove di convergenza su Durc e compensazioni

Le modifiche al decreto sui pagamenti della p.a. (il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a martedì alle 13) non saranno cosa semplice. Dai relatori del decreto, Giovanni Legnini del Pd e Maurizio Bernardo del Pdl, arrivano alcune indicazioni su come procede il lavoro in Commissione speciale.

Tra i primi elementi su cui potrebbe esserci un’apertura di governo e Parlamento è il Durc, documento di regolarità contributiva, su cui si attiva un corto circuito giudicato inaccettabile dalle imprese: i mancati o ritardati pagamenti della p.a. hanno messo molte aziende nell’impossibilità di mettersi in regola con i pagamenti contributivi per ottenere il documento, ma senza Durc non si accede ai pagamenti sbloccati dal decreto. Il relatore Legnini ne ha parlato in commissione durante l’audizione di Confindustria, ipotizzando”una remissione in termini senza comunque derogare dagli obblighi relativi al Durc per quanto riguarda il futuro”. Una soluzione tecnica prospettata dalle imprese prevede la possibilità di considerare valido ed efficace il Durc di cui l’impresa era in possesso al momento della stipula del contratto o della scadenza del termine di pagamento non rispettato dalla pubblica amministrazione.

Ma la questione che più di tutte terrà banco nei prossimi giorni molto probabilmente riguarda le compensazioni. Dai relatori sono giunte le prime aperture di principio a un allargamento e le ipotesi sul tappeto sono diverse. Confindustria, ad esempio, chiede di ampliare la categoria di debiti tributari compensabili, “quantomeno a quelli oggetto di transazione fiscale conclusa con l’amministrazione nell’ambito del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione del debito e alle somme dovute a seguito dei controlli automatici e formali della dichiarazione dei redditi”.

Un’altra area di intervento degli emendamenti riguarderà con tutta probabilità le semplificazioni. Non è da escludere che si intervenga su una delle principali criticità messe in evidenza dalle imprese, cioè l’accesso alla liquidità da parte delle Regioni. Il decreto stabilisce infatti che, per ottenere l’erogazione da parte dello Stato, i governatori adottino “misure anche legislative” (delibere o leggi regionali) di copertura del l’indebitamento (non è indicato un termine massimo per vararle). Secondo Confindustria, la disposizione si potrebbe sostituire con un semplice richiamo generale all’articolo 81 della Costituzione in base al quale nuove o maggiori spese devono trovare idonea copertura legislativa.
Possibile, tra le modifiche, anche una precisazione della tipologia dei crediti ammessi alla procedura e dei soggetti destinatari delle risorse aggiuntive. La soluzione potrebbe consistere nell’imposizione di un vincolo di destinazione alle risorse trasferite tra i diversi livelli intermedi di governo, per garantire che vengano utilizzate esclusivamente per pagare i debiti verso le imprese. Discorso che vale anche per le risorse che verranno trasferite dagli enti locali alle società ex municipalizzate. Tra le valutazioni che si faranno in questi giorni, inoltre, ha anticipato il relatore Legnini, potrebbero rientrare un maggiore coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti e la possibilità di sbloccare risorse per i Comuni virtuosi che hanno interrotto lavori per rispettare il patto di stabilità interno.

Bankitalia: “possibile +0,5-0,7% Pil tra 2013 e 2014”

La liquidazione dei debiti commerciali potrebbe contribuire alla crescita del Pil tra 2013 e 2014 “per un ammontare complessivo compreso tra cinque e sette decimi di punto percentuale”. È quanto  sostenuto nel bollettino economico della Banca d’Italia che spiega comunque come “le previsioni degli effetti sulla crescita del provvedimento del Governo sono molto incerte, in quanto è difficile prefigurare la rilevanza relativa delle diverse destinazioni dei fondi.  
“A titolo indicativo – si legge nel bollettino –  nell’ipotesi prudenziale in cui le risorse aggiuntive destinate al finanziamento di nuovi investimenti nel biennio 2013-14 fossero il 12 per cento del totale (3) e che la quota residua fosse destinata in parti uguali al finanziamento del capitale circolante (ad es. il pagamento di salari arretrati) e ad accantonamenti per finalità precauzionali, il provvedimento potrebbe contribuire alla crescita del PIL nei due anni per un ammontare complessivo compreso tra cinque e sette decimi di punto percentuale.”
Intanto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera  intervenendo ad Agorà, su Rai Tre, è tornato sul provvedimento adottato dall’esecutivo ed atteso da molto tempo dalle imprese italiane: “Con il decreto legge – ha spiegato Passera –  ci siamo occupati di assicurare che dieci anni di ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione vengano messi a posto. C’é però anche il problema di molte imprese che non hanno nulla a che fare con la pubblica amministrazione – ha aggiunto- ma tendono a non pagare i loro fornitori in tempi utili. Quindi, deve esserci l’impegno anche delle imprese a rendere il nostro un Paese normale dal punto di vista dei pagamenti”. 

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