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Open data, c’è tempo fino all’8 maggio per rispondere al questionario inviato dall’Agid

Fonte: Sole 24 Ore

Di ALESSANDRO VITIELLO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Con l’invio di un questionario al quale sono state chiamate a rispondere, entro l’8 maggio, le amministrazioni centrali, le Regioni e gli enti locali, l’Agid ha avviato l’indagine annuale sullo stato di attuazione delle politiche di open data in Italia. Il rilevamento è previsto dal piano triennale Ict 2019-2021 – linea di azione 21 – ma soprattutto rientra nell’ambito del monitoraggio che la Commissione europea effettua per misurare il grado di maturità degli open data e lo stato di attuazione della direttiva Psi (Public sector information), della quale peraltro in questi giorni si discute la proposta di revisione.

I dati aperti
Ricordando che non esiste parere unanime su quali siano o quali dovrebbero essere esattamente gli open data, dei quali rimane in discussione la stessa «descrizione ontologica», le amministrazioni hanno nelle «Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico» la bibbia di riferimento. Il «primo comandamento» o principio generale è che le i dati raccolti dalle Pa sono patrimonio dell’intera collettività in quanto raccolti con fondi pubblici, e quindi vanno resi disponibili in formato aperto. Per l’Agid, che è il centro di competenza nazionale sul tema degli open data e che più in generale guida la transizione al digitale della Pa, valorizzarne il patrimonio informativo significa «promuovere la cultura della trasparenza e dell’accountability attraverso i dati aperti e, contestualmente, valorizzare le pratiche di riuso dei dati governativi aperti affinché diventino infrastruttura immateriale su cui chiunque possa sviluppare servizi innovativi». Ciò premesso, inoltre, l’Agenzia gestisce il catalogo nazionale degli open data, ne promuove la cultura con seminari online, gratuiti e aperti a tutti e definisce gli standard per la metadatazione.

L’open data maturity report
Le informazioni raccolte con i questionari appena inviati serviranno a elaborare l’«Open data maturity report», che ogni anno fotografa lo stato di avanzamento delle politiche sui «dati aperti» nei vari Paesi dell’Unione europea. La posizione del nostro Paese in questa classifica è in media con gli altri membri Ue. Il portale Open data dell’Unione europea ha ormai sette anni. Voluto dalla Commissione europea (Decisione 2011/833/UE sul riutilizzo dei propri documenti), è gestito dall’ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee. Nel portale sono consultabili dati di 70 istituzioni europee sui temi che competono all’Unione, variamente aggregati e rappresentati attraverso infografiche, mappe e schemi interattivi e altri strumenti interattivi. I dati possono essere consultati e utilizzati anche per fini commerciali, con poche eccezioni.

Il questionario
È di facile compilazione il questionario inviato dall’Agid. Oltre alle consuete informazioni anagrafiche dell’ente rispondente, le domande riguardano innanzitutto il tipo di governance dei dati scelta e le relative fonti di finanziamento. Quindi, le domande più importanti sono sul riuso e sull’impatto dei dati pubblicati, nonché, questione piuttosto delicata, sugli eventuali ostacoli incontrati sia nel riuso, sia nella pubblicazione degli stessi.

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