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Olimpiadi 2026: una ricaduta sui territori da 4,5 miliardi e 36mila posti di lavoro

Fonte: Sole 24 Ore

di GIOVANNA MANCINI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Per le Regioni che ospiteranno i Giochi invernali del 2026 si apre ora una lunga stagione di investimenti che, se giocata bene, potrà portare ai territori interessati un impatto economico di quasi 4 miliardi e mezzo (oltre 2,8 miliardi per la Lombardia e quasi 1,5 miliardi per Veneto e Trentino-Alto Adige), con un valore aggiunto di circa 2 miliardi (diviso in 1,2 miliardi e 738,4 milioni di euro) e 36mila nuovi posti di lavoro (22mila in Lombardia e il resto in Veneto e Trentino-Altro Adige).

Le ricadute economiche delle Olimpiadi assegnate ieri all’Italia sono state calcolate dalle università Bocconi di Milano e Ca’ Foscari di Venezia – ciascuna per il proprio territorio di riferimento – tenendo conto delle spese in conto capitale per la preparazione dell’evento, cioè gli investimenti per la realizzazione o il riammodernamento degli impianti sportivi, dei costi operativi o di gestione durante l’evento e delle spese sostenute da atleti, allenatori e accompagnatori, ma anche dai visitatori. E ce n’è anche per le casse dello Stato e degli Enti locali interessati, che dall’aumento delle attività produttive otterranno un gettito fiscale aggiuntivo di 310 milioni per la parte lombarda e di 226 milioni per quella nordestina.

Non a caso, come racconta il presidente di Confindustria Veneto Matteo Zoppas, la notizia dell’assegnazione è stata accolta con un boato dagli industriali veneti riuniti in consiglio proprio in quel momento. «Siamo pronti a fare la nostra parte e rimboccarci le maniche per far sì che queste siano le più belle Olimpiadi invernali – dice Zoppas -. Stiamo già vedendo un effetto di rimessa in moto di tante imprese grandi e piccole nel territorio, grazie ai Mondiali di sci alpino che si terranno a Cortina nel 2021. I Giochi del 2026 sono un ulteriore acceleratore». Per cogliere a pieno questa opportunità occorre però che politica e industria si mettano assieme per disegnare un «piano strategico», aggiunge Zoppas, «che tenga conto anche delle tematiche turistiche, culturali e infrastrutturali legate alle Olimpiadi, a cominciare dal prolungamento verso Nord dell’autostrada A27».

Anche per Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, la vittoria di ieri è stata resa possibile dalla capacità di far fronte comune «attraverso una grande alleanza pubblico-privata, che ha visto le imprese e le istituzioni lavorare insieme per il bene del Paese». Lo stesso modello che ha creato il successo di Expo nel 2015 non soltanto come evento in sé ma anche, e soprattutto, come motore per la crescita di Milano e dell’Italia. Uno studio dell’Università La Sapienza di Roma, commissionato dal governo lo scorso inverno, valuta infatti l’impatto positivo che i Giochi del 2026 avranno su tutta l’economia nazionale, non solo sui territori direttamente coinvolti, con incrementi del Pil da 81 a 93 milioni di euro l’anno per il periodo tra il 2020 e il 2028, e una crescita cumulata di 2,3 miliardi nel 2028.

L’importante è che «le Olimpiadi invernali diventino un’occasione anche di sviluppo urbano, e non solo urbanistico, dei territori interessati», osserva Marco Percoco, professore associato alla Bocconi e direttore del centro Green che ha realizzato lo studio sopra citato. Un’occasione dunque di investimenti immateriali, in servizi per la persona e miglioramenti ambientali, oltre che di investimenti materiali per gli impianti e le infrastrutture. Più modello Expo 2015, per intendersi, che Torino 2006. Perché «i Giochi invernali hanno avuto un effetto importante per Torino, ma soprattutto sul fronte turistico, mentre eventi di questo genere hanno senso se rendono i territori che li ospitano più attrattivi anche per le attività produttive ad alto valore aggiunto – dice il professore – quindi per i capitali eteri, le imprese e la comunità scientifica internazionale…». Come accaduto a Milano dopo l’Esposizione universale. Anzi, le Olimpiadi potrebbero rappresentare per Milano e la Lombardia un’occasione per portare a compimento quanto iniziato proprio per Expo 2015. Serve però, aggiunge Percoco, «un disegno, una visione, una scintilla che parta dalle istituzioni pubbliche, a cui poi i privati daranno il loro contributo».

All’esperienza di Expo 2015 si richiama anche Carlo Sangalli, presidente della camera di Commercio di Milano: «Come accaduto con Expo – commenta – le alleanze trasversali rendono possibili i grandi progetti». Sulla stessa linea Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia: «Questa assegnazione è merito, oltre che della proposta in campo, anche e soprattutto del gioco di squadra». Per Diana Bracco, che di Expo 2015 fu presidente, la vittoria di ieri è stata come quella per l’Esposizione: «Quello spirito di Parigi è ciò che fa la differenza: sono convinta che quando siamo uniti, noi italiani siamo davvero imbattibili». «Felice e orgoglioso per Cortina e per Milano» si è detto Alessandro Benetton, presidente della Fondazione Cortina 2021: «Il nostro Paese deve ritrovare entusiasmo – ha commentato – i giovani hanno bisogno di obiettivi ambiziosi verso cui indirizzare le loro energie e le Olimpiadi rappresentano un’occasione unica per guardare con fiducia al futuro e ripensare i nostri modelli di vita in città e sulle nostre montagne».

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