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Oggi il decreto sui debiti p.a.

Come da pronostico, o forse più per necessità, Camera e Senato hanno approvato all’unanimità la risoluzione unitaria alla relazione del Governo che aggiorna i saldi di finanza pubblica, dunque sono arrivate le sospirate larghe intese sul pagamento dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione.
L’ago della bilancia è stato ancora una volta il M5S che ha optato per rinunciare alla volontà di presentare in entrambi i rami parlamentari le proprie proposte di risoluzione ottenendo però in cambio alcune “concessioni” nel testo in merito alla priorità ritenute irrinunciabili per sostenere la Pmi. Prima fra tutte l’inserimento di meccanismi di pubblicità “anche attraverso sistemi informatici” delle attività di certificazione dei propri debiti eseguite dagli enti locali verso lo Stato “al fine di consentire un controllo diffuso da parte dei cittadini e delle imprese”.
Marco Causi (Pd) e Filippo Bubbico (Pd), i due relatori rispettivamente a Montecitorio e a Palazzo Madama, hanno compiuto un lavoro di tessitura che ha persuaso i grillini a votare il documento su cui nelle Commissioni speciali si era già fatto registrare il consenso delle altre forze politiche. La relazione con le nuove stime del Def e che riconsiderano al ribasso i saldi di finanza pubblica per gli anni 2012, 2013 e 21014, nella fattispecie aumentando dal – 1,8% al – 2,4% la stima del rapporto fra indebitamento netto e Pil nel 2013, è stata approvata senza contrattempi.
Gli obiettivi ricordati dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, nel suo intervento in Senato sono pensati per arrivare in “tempi brevissimi”; infatti il Governo ha assunto misure per agevolare il pagamento dei deiti alle imprese da parte della PA, ma – ha dichiarato – con la priorità imperativa di mantenere l’indebitamento entro il 2,9%. anche perché il limite del 3% è letteralmente invalicabile.
In realtà le perplessità non si attenuano in virtù del quadro programmatico di finanza pubblica. Pier Paolo Baretta (Pd), vicepresidente della commissione speciale della Camera, ha dichiarato “l’intervento sui pagamenti va assolutamente realizzato” e ha poi considerato come però con l’aggiornamento del saldo di bilancio dal 2,4% al 2,9% “si rischia il prefigurarsi di una manovra correttiva”.
In ogni circostanza la partita da chiudere il prima possibile è quella pertinente i pagamenti Pa; nella relazione di Causi alla camera, infatti, si evidenzia che “ in sede di attuazione del decreto”, devono essere “ individuate le forme convenzionali e di monitoraggio in grado di garantire che l’afflusso di nuova liquidità sia interamente destinato al sostegno dell’economia reale e delle imprese”.
La risoluzione approvata  dalle Camere pone almeno quattro condizioni al Governo di natura generale e più specificatamente connesse ai saldi finanza pubblica ; tra queste la verifica da parte dell’Esecutivo che l’Italia, dopo aver ridotto il disavanzo sotto il 3% del il nel  2012 possa ottenere nel 2013 una valutazione positiva nelle procedure europee su deficit eccessivi, così come Palazzo Chigi dovrà attivarsi al fine di far diventare la “mini golden rule” permanente e sia usata a beneficio di investimenti produttivi che abbiano impatto sullo sviluppo economico.
Il testo, inoltre, impegna il Governo a proteggere “le situazioni di crisi aziendale sulla base di principi di equità e di solidarietà” e per le imprese che ne fanno richiesta  ad autorizzare la compensazione dei crediti commerciali con eventuali debiti tributari.
Inoltre tutte le Pa avranno l’obbligo di registrarsi sulla piattaforma elettronica del ministero dell’Economia entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. La mancata o tardiva registrazione comporta responsabilità dirigenziale o disciplinare e i dirigenti responsabili sono assoggettati a una sanzione pecuniaria di 100 euro per ogni giorni di ritardo.
Era poi spuntata la possibilità per le Regioni che utilizzeranno l’anticipo di cassa di anticipare al 2013 l’aumento dell’aliquota addizionale Irpef, ma ieri stesso, c’è stata la frenata del ministro dell’Economia Vittorio Grilli.
Per ciò che riguarda nello specifico gli enti locali, i  pagamenti di debiti di parte capitale, compresi quelli delle province in favore dei comuni, maturati al 31 dicembre 2012, e sostenuti nel 2013, vengono esclusi dai vincoli del patto di stabilità interno per un importo totale di 5 miliardi. Il riparto tra i singoli enti sarà determinato dal ministero dell’Economia entro il 15 maggio. Sono inoltre previste sanzioni (due mensilità retributive al netto delle imposte) per i responsabili degli enti locali che nel corso dell’anno non effettuano almeno il 90% dei pagamenti comunicati al Tesoro. Ad ogni modo, nelle more della ripartizione del Tesoro attesa per il 15 maggio, e per consentire l’immediato pagamento almeno di una prima tranche, ciascun ente può effettuare pagamenti entro il 50% delle necessità finanziarie comunicate ed entro un tetto dei residui passivi in conto capitale.
Lo stesso articolo stabilisce che, per il 2013, non rilevano ai fini del patto di stabilità interno delle Regioni e delle province autonome i trasferimenti effettuati in favore degli enti locali a valere sui residui passivi di parte corrente, purché a fronte di corrispondenti residui attivi degli enti locali.
Per quanto riguarda invece gli enti locali che non possono far fronte ai pagamenti dei debiti per mancanza di liquidità, potranno scattare prestiti a valere su un Fondo con dotazione pari a 2 miliardi sia per il 2013 sia per il 2014. I prestiti saranno di durata trentennale e in caso di mancato pagamento della rata di ammortamento entro i termini, potranno esserci corrispondente tagli relativi alla quota Imu riservata ai comuni oppure, nel caso delle province, relativi all’imposta Rc auto.
Non basta, perché per gli enti locali interessati scatteranno vincoli finanziari molto stringenti nel prossimo quinquennio: non potranno impegnare spese correnti in misura superiore all’importo annuale minimo dei corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio e non potranno ricorrere all’indebitamento per gli investimenti a meno che non sia presentata un’attestazione del conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità interno.
Anche per le Regioni e province autonome, per le anticipazioni di cassa, viene creato un Fondo per assicurare liquidità (si parla in questo caso di debiti non sanitari): dotazione di 3 miliardi per il 2013 e di 5 miliardi per il 2014. Anche in questo caso il prestito è trentennale e sono stabiliti vincoli finanziari per il prossimo quinquennio relativi alla sottoscrizione di nuovi prestiti o mutui da parte delle Regioni e di società controllate o partecipate. Viene inoltre stabilito che la Regione Siciliana e la Regione Piemonte adottino un piano di rientro relativo al trasporto pubblico locale, con la possibilità contestuale di attingere a risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione (ex Fas). Il capitolo Regioni conferma inoltre l’incremento della deroga alle spese per cofinanziamenti nazionali dei fondi comunitari. Ma la norma destinata, forse più di tutte, a far discutere è un’altra, ovvero la possibilità per le Regioni che utilizzano l’anticipo di cassa di anticipare al 2013 l’aumento dell’aliquota addizionale Irpef.
Per i debiti sanitari, lo Stato può anticipare liquidità alle Regioni nei limiti di un ammontare di 14 miliardi, di cui 5 miliardi per il 2013 e 9 miliardi per il 2014. Entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, il ministero dell’Economia provvede al riparto tra le Regioni fino a 5 miliardi per il 2013. Altra novità: dal 2013 le Regioni avranno l’obbligo di erogare al Servizio sanitario regionale entro l’anno almeno il 90% delle somme che incassa nello stesso anno dallo Stato a titoli di finanziamento del Servizio sanitario nazionale e delle somme che la stessa Regione, a valere su risorse proprie dell’anno, destina al finanziamento del proprio servizio sanitario regionale.
Per le amministrazioni centrali, in particolare I ministeri dovranno predisporre appositi elenchi dei creditori pubblicandoli sui propri siti Internet. Viene incrementato di 500 milioni per il 2013 il fondo per l’estinzione dei debiti delle amministrazioni centrali e viene disposto l’incremento delle erogazioni relative ai rimborsi fiscali per un importo massimo di 2,5 miliardi per il 2013 e di 4 miliardi per il 2014.

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