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Nuovo stallo sull’autonomia regionale, saltano i tavoli tecnici

Fonte: Sole 24 Ore

di MANUELA PERRONE (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

La montagna delle minacce di crisi ha partorito il topolino di un ricompattamento del Governo. Tutto per ora sulla linea della Lega. Vale per la Tav come per le altre partite. Il doppio segnale politico che è giunto ieri riguarda il Russiagate e il decreto sicurezza bis.

Sulla vicenda dei fondi russi il premier Giuseppe Conte ha tenuto la prevista informativa al Senato alle 16.30. Un discorso ampio ma generici sul collocamento dell’Italia sullo scacchiere internazionale e sulla «difesa degli interessi nazionali» come valore guida del Governo.

Nel frattempo Matteo Salvini si è preso nuovamente la scena: nel tardo pomeriggio di ieri la Camera ha votato la fiducia sul Decreto Sicurezza bis posta dal ministro ai Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. Tra l’ira del Pd e di +Europa. «È la fiducia del paradosso – ha tuonato a Montecitorio il deputato dem Enrico Borghi – con il Parlamento come una buca delle lettere per mettere ciò che volete forse ispirandovi alla Duma russa, mentre siete divisi su tutto». Il ricorso alla fiducia viene giustificato da fonti di maggioranza come necessario per velocizzare i tempi: il decreto deve essere convertito in legge entro il 13 agosto e a Palazzo Madama la navigazione non è data per tranquilla, con i numeri risicati di Lega e M5S. Al punto che anche là la fiducia è data per scontata.

Resta tutto ancora da sciogliere, invece, il nodo autonomia. Ieri sono saltate le due riunioni a Palazzo Chigi ipotizzate su beni culturali e risorse finanziarie ed è stata sconvocata anche l’audizione del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, prevista per ieri davanti alla commissione bicamerale per le questioni regionali. I governatori del Nord rimangono in fibrillazione, con Attilio Fontana che si dice preoccupato dal «silenzio» di Conte ma rinnova la disponibilità a incontrare il premier. Dal suo entourage confermano il lavoro in corso e non escludono che già tra domani e dopodomani il dossier possa ripartire. Certo è che il presidente del Consiglio vuole seguire il suo metodo e non accetta che siano altri a dettare la tabella di marcia. Da qui la decelerazione. È escluso dai fatti, di conseguenza, che un Consiglio dei ministri domani possa dare il via libera alle intese. Anche perché proprio domani a Palazzo Chigi si terrà il primo worskop con le parti sociali sul fisco, in vista della manovra economica d’autunno. Altro cantiere su cui la maggioranza deve trovare la quadra.

Salvini per ora non ha intenzione di partecipare, avendo già incontrato imprenditori e sindacati al Viminale e raccolto le loro proposte. Ma ai tavoli siederanno i suoi, per competenza. Come il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia e i sottosegretari Durigon e Bitonci. Quest’ultimo, ieri, ha rilanciato sulla flat tax: «Favorirà i redditi medi tra 28mila e 55mila euro l’anno, stiamo studiando e nel giro di una settimana avremo dei modelli “pesati”». Interrogato sulle coperture, Bitonci ha di nuovo citato la spending review, «maggior entrate da Iva e Irpef», le dimissioni immobiliari e la pace fiscale bis, anche se lui stesso ha riconosciuto che «queste sono misure una tantum». Ma la tregua nel Governo facilita il confronto, pure sul taglio del cuneo fiscale sollecitato dalle parti sociali, a cui la Lega non chiude.

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