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Nel d.l. sviluppo da 90 a 20 anni il diritto di superficie sulle spiagge

ROMA – Scende da 90 a 20 anni il diritto di superficie sulle spiagge. La norma, dopo le contestazioni di Bruxelles e i rilievi del Colle, viene così modificata nel testo del decreto firmato dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Secondo Fondo ambiente italiano (Fai) ed Italia Nostra la trasformazione del diritto di concessione sugli arenili in diritto di superficie e’ “un inghippo” che “mette a rischio cementificazione le spiagge”. Pur apprezzando la riduzione da 90 a 20 anni del diritto di superficie, le due associazioni sostengono che “occorre tornare al ‘diritto di concessione’ che è ora in vigore”. Con il diritto di superficie, infatti “si vuole separare – spiegano in una nota – la proprietà del terreno da quello che viene edificato e questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o futuri sul demanio marittimo”.
Tutto questo, ricordano Fai e Wwf, “non era fino ad oggi possibile perché tramite la concessione gli immobili, anche se realizzati da privati, rimanevano in uso per il tempo della concessione ma erano del demanio”. In concreto questo significa, proseguono, “che con l’introduzione del ‘diritto di superficie’ se lo Stato vorrà le spiagge libere da infrastrutture una volta scaduto il termine dei vent’anni, dovrà pagare ai privati il valore degli immobili realizzati perché questi saranno a tutti gli effetti di loro proprietà e quindi potranno essere venduti o ereditati”.
Si riduce in sostanza, notano Fai e Wwf, il potere dello Stato sulle coste perché con la concessione “aveva la possibilità di revoca in caso di violazione dei termini del contratto, visto che la concessione stabiliva anche le dimensioni delle strutture che potevano essere edificate. In via teorica lo Stato – concludono – può ora revocare le concessioni in caso di violazioni, cosa non più possibile con il diritto di superficie”.

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