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Monti: non ha usato il fisco per spingere allo sviluppo

Fonte: Italia Oggi

La manovra, soprattut-to la parte fiscale, del governo Monti è quasi tutta farina del sacco del ministro Piero Giarda. Un settantacinquenne pre-parato, serio e onesto, su questo gli italiani possono stare tranquilli, ma anche ben conosciuto da decenni alle cronache fiscali. Era già in servizio in un altro go-verno tecnico, quello Dini, e nel Prodi1 e, come tutti i bipedi, anche Giarda tende a fare le cose che conosce meglio. Tassava le accise sulla benzina e i bolli a suo tempo e ripete lo stesso e-sercizio oggi. Se Monti vo-leva una politica fiscale o-rientata allo sviluppo dove-va portare a bordo del go-verno un economista con 25 o 30 anni in meno di Giarda che aveva studiato a fondo i più recenti meccanismi di collegamento tra la politica fiscale e la crescita econo-mica innescata dalla cono-scenza creativa e dalle pro-duzioni immateriali. Il risul-tato del primo intervento fiscale è ben evidente: il pil 2012 è entrato in consiglio dei ministri con un +0,3% e ne è uscito in recessione a -0,5%. Ma cosa potrebbe fa-re la politica fi scale per creare occupazione e cresci-ta economica? Secondo quanto calcolato dalla Fon-dazione Kaufman, un’orga-nizzazione non profi t ame-ricana specializzata in studi sull’imprenditorialità, tra il 1980 e il 2005 praticamente tutti i nuovi posti di lavoro creati dall’economia statu-nitense sono attribuibili a imprese con meno di cinque anni di vita. Zero Irap e una aliquota Ires molto ridotta nei primi cinque anni pos-sono contribuire non poco alla creazione di start up, perché mitigano, almeno in parte, il maggior rischio im-plicito nella scelta di un giovane di fondare un’im-presa invece di fare un con-corso in Banca d’Italia o al Politecnico. I più bravi de-vono essere, anche cultu-ralmente, spinti a fondare le Google e le Apple italiane non a cercare soluzioni sti-pendiali tranquille. Sarebbe, poi, stato utile introdurre in maniera permanente un cre-dito di imposta in favore degli investimenti in ricer-ca. In Francia, paese simile all’Italia, la ricetta ha ben funzionato: tra il 2007 e il 2010 è raddoppiato il nume-ro dei nuovi imprenditori. Il credito di imposta affida direttamente ai singoli im-prenditori la scelta del tem-po e delle peculiarità del-l’investimento da effettuare ed introduce un meccani-smo automatico di recupero dalle altre imposte dovute, quindi con immediati effetti sul cash fl ow, soprattutto delle Pmi. L’emergenza del-la casa in fi amme è una metafora che tiene soltanto per qualche settimana, poi i professori devono dimostra-re sul campo di saper elabo-rare strategie, anche fiscali, compiute in favore della crescita. Il premier ha di-chiarato di non aver le mani legate dalla prossima cam-pagna elettorale, prenda al-lora decisioni coraggiose per fare dell’Italia la start up land dell’eurozona.

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