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Montecitorio dà il via libera al Def

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Stop agli incentivi a pioggia per le imprese e sgravi fiscali mirati su ricerca e sviluppo; mentre il cantiere della riforma tributaria è al lavoro su una forte semplificazione per attività produttive e cittadini che pagano le tasse, nonché su una revisione del rapporto tra imposte dirette e indirette. È quanto ha affermato il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero, intervenendo in Aula a Montecitorio nella replica del Governo durante l’esame finale del Documento di economia e finanza per il 2011. L’assemblea della Camera, infatti, ha approvato ieri la risoluzione di maggioranza (Pdl, Lega e responsabili) con 283 sì, 263 no e un astenuto. E ha respinto le 5 risoluzioni presentate dalle opposizioni. «In Europa, ha sottolineato Casero, il primo problema è la riduzione del debito. Le politiche di una sua stabilizzazione che sono state attuate negli anni precedenti devono assolutamente avere la priorità negli anni successivi». E su queste politiche, ha aggiunto il sottosegretario, occorre una condivisione. Sulla riforma fiscale allo studio del governo, Casero ha ricordato le premesse su cui poggia la riscrittura delle regole di tassazione di imprese e cittadini: «Vanno salvaguardati i numeri complessivi e non può essere fatta a deficit». Come si legge nella risoluzione di maggioranza firmata da Fabrizio Cicchitto (Pdl), Marco Reguzzoni (Lega) e Luciano Sardelli (Ir), «occorrerà riservare una crescente attenzione alle riforme di natura strutturale in materia di liberalizzazioni, promozione della concorrenza e contrasto alle rendite di posizione, suscettibili di essere effettuate a costo zero». Il gruppo dei responsabili se da una parte ha sottolineato con Bruno Cesario (Ir), di essere «la vera terza gamba della maggioranza», dall’altra ha manifestato più di un malumore. Alla votazione finale sulla risoluzione di maggioranza i responsabili assenti erano sei. Di questi soltanto due in missione (Saverio Romano e Michele Pisacane), mentre per gli altri quattro (Francesco Pionati, Maria Grazia Siliquini, Giuseppe Gianni e Paolo Guzzanti) l’assenza al voto sul Def sarebbe stata vista come un segnale all’indomani del rinvio del consiglio dei ministri che doveva procedere a nuove nomine nel governo. Per il Pdl è intervenuto Marco Milanese, il quale ha ribadito che «l’Italia si è impegnata alla stabilità e solidità della finanza pubblica» e non è possibile uno sviluppo senza la solidità e la stabilità dei conti. Fiducia della Lega all’azione del Governo sui conti pubblici ma con una precisazione legata al no alla partecipazione italiana alla missione in Libia. «Non vorremmo che si decidesse di aumentare magari la benzina per finanziare l’interventismo italiano», che secondo il capogruppo della Lega in commissione Finanze della Camera, Maurizio Fugatti, intervenuto nella discussione generale sul Def, avrebbe un costo di 700 milioni di euro. Le opposizioni, invece, hanno stigmatizzato l’assenza in Aula sia del premier Silvio Berlusconi sia del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Per il Pd il Def «fissa obiettivi generici e modesti in particolare sulla crescita e mezzi non rassicuranti sul conseguimento dei risultati attesi».

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