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Modifiche a “quota 100”, uscita con decalage per evitare lo scalone

Fonte: Sole 24 Ore

di DAVIDE COLOMBO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Un’uscita soft dalla sperimentazione «Quota 100» non solo per evitare lo scalone di cinque anni che si ritroverebbero alla fine del 2021 i lavoratori con 38 anni di contributi nati dal 1960 in poi. Ma, anche, per dare una risposta strutturale a chi ha bisogno di una maggiore (e sostenibile) flessibilità in uscita. Ruota attorno a questo obiettivo l’idea di un decalage che alzi di uno o due anni il requisito di età per i quotisti nel prossimo biennio, una misura che non è stata ancora finalizzata ma che parte dal presupposto che già quest’anno molte domande per “Quota 100” sono state presentate da lavoratori con età compresa tra i 63 e i 65 anni, quindi con “Quota 101” o “Quota 102”.

La proposta di legge
Ci sta ragionando il senatore Dem Tommaso Nannicini, primo firmatario di una proposta di legge (A.S. 1010) che, se adottata, potrebbe chiudere strutturalmente la sperimentazione aperta dal governo
gialloverde. Il testo prevede con una spesa di 2-3 miliardi la trasformazione dell’Ape sociale in un canale di uscita a regime chiamato “Quota 92” e che consente il pensionamento a 62 anni con 30 di contributi a tutti i disoccupati e a una platea di lavoratori gravosi o in condizioni di difficoltà più ampia di quella attuale. A questo canale si aggiungerebbe una “pensione di cura” per le lavoratrici con figli o parenti disabili a carico, e una agevolazione sui pensionamenti anticipati dei contributivi puri, vale a dire i lavoratori con contratti a partire dal 1996: per loro si cancellerebbero i vincoli attuali di 2,8 volte la pensione minima per uscire con 64 anni e 20 di contributi, e quello di 2,5 volte il minimo per l’anticipo (è una flessibilità meno penalizzante di quella prevista dalla Fornero). «Adottando questa soluzione subito – spiega Nannicini – si libererebbero altri 5 miliardi dal Fondo per Quota 100 utilizzabili per aiutare le famiglie con figli partendo dalla riforma dell’assegno unico e il finanziamento degli asili nido. Una necessità, quella di sostenere la natalità, che va di pari passo con le soluzioni che dobbiamo trovare per garantire la sostenibilità delle pensioni uscendo dalla sperimentazione attuale».

L’alternativa decalage
Un progetto delicato ma che potrebbe incontrare consensi dentro la nuova maggioranza giallorossa una volta aperta la sessione di Bilancio. L’alternativa a questa strada sarebbe, appunto, quella del decalage, contando sul fatto che le adesioni continueranno a ridursi anche nel prossimo biennio e che, come si diceva, già quest’anno molti quotisti sono oltre i 62 anni (circa il 61% delle 184mila domande presentate a fine settembre sono di lavoratori con 64 anni o più). Far salire il requisito di età di uno o due anni nel prossimo biennio potrebbe essere una strada, l’altra potrebbe essere invece quella di lasciare solo due finestre semestrali di uscita per i privati e una sola per il pubblico. Tutte ipotesi aperte, con dettagli tecnici da definire ma che garantirebbero, secondo i loro sostenitori, comunque un qualche risparmio sui fondi stanziati. «Le soluzioni possibili sono varie – dice ancora Nannicini – ma quello che è certo è che dobbiamo trovare adesso una via di uscita, e io spero e lavoro per una soluzione strutturale, per evitare lo scalone di fine sperimentazione da una parte e garantire un’equa e sostenibile flessibilità in uscita dall’altra».

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