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Missione militare e immigrati, spesi 260 milioni

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Tra emergenza immigrazione e impegno militare nel conflitto in Libia, ogni previsione può essere smentita in un attimo mentre un fatto solo è certo: le spese sono continue, ingenti e in aumento. Partiamo da quella più onerosa, l’invio di aerei e navi per sostenere la rivolta contro il regime di Gheddafi. La quantificazione l’ha fatta di recente il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto: «Il costo complessivo, incluse le spese non ricorrenti» come il carburante degli aerei e il trasporto del personale «è pari a 150 milioni» e il ricorso ai bombardamenti «non aggrava molto dal punto di vista economico». Il punto, però, è capire quanto durerà l’impegno italiano: nessuno può garantire che il conflitto si risolva in un mese, senza contare la necessità di un eventuale impegno militare nella pace libica. Non sono i numeri dell’Afghanistan (si veda l’articolo a pag. 7) ma i 150 milioni annunciati da Crosetto possono raddoppiare in un batter d’occhio. Ma, oltre al ministro della Difesa Ignazio La Russa, anche il titolare del Viminale, Roberto Maroni, deve tenere sotto controllo i costi, insieme a palazzo Chigi. Alla fase iniziale dell’emergenza immigrazione, gestita dal ministero dell’Interno con il commissario straordinario Giuseppe Caruso, prefetto di Palermo, sono stati assegnati 30 milioni. Servono per la prima accoglienza del maxi-flusso di tunisini – circa 30mila dall’inizio dell’anno – l’ospitalità, i trasporti, compreso quello delle navi civili utilizzate, l’allestimento delle tendopoli. La patata bollente dell’emergenza è passata poi al nuovo commissario, il prefetto Franco Gabrielli, capo della Protezione civile: la missione è allestire un sistema d’accoglienza con le Regioni fino a un massimo di 50mila profughi. Per ora c’è un acconto di 30 milioni e nelle strutture finora disponibili sul territorio dovrebbero giungere alcune migliaia di persone. Ce ne sono già 700 ma in questi giorni è previsto l’arrivo di altri 3mila migranti. Non clandestini – sono destinati ai Cie (centri di identificazione ed espulsione) – ma coloro che hanno fatto richiesta di asilo politico o di status di rifugiato internazionale. Basteranno 30 milioni? Neanche un po’ se il ritmo degli sbarchi – quasi 3mila disperati tra venerdì e sabato scorso – sarà costante. Né ci sono, per ora, segni di inversione di tendenza. Se allora si arrivasse davvero a 50mila profughi – e nessuno, per ora, lo esclude – gli oneri per lo stato sarebbero elevati: solo per vitto, alloggio e assistenza sanitaria, i 50mila rifugiati costano all’erario 60 milioni al mese. Tanto che si parla da tempo del ricorso alle accise regionali per finanziare gli oneri dell’emergenza umanitaria: tema per ora improponibile causa tornata elettorale amministrative, è probabile che se ne riparli dopo. Intanto il ministro Maroni dovrà rifare i conti a proposito degli stanziamenti per i Cie. Quelli previsti per il 2011, poco più di un centinaio di milioni, sono stati calcolati come da prassi sulla media delle presenze di clandestini degli ultimi tre anni e l’anno scorso, in particolare, gli sbarchi si sono azzerati. I fondi assegnati quest’anno erano dunque proporzionali alle presenze previste ma poi è esplosa l’emergenza e i centri per l’immigrazione sono diventati stracolmi e non è detto che a breve la situazione cambi. Si calcola così che ci vorranno almeno altri 50 milioni per sostenere le nuove spese.

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