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Ministeri al Nord: passa la linea Pd e restano a Roma

Fonte: Il Sole 24 Ore

Prima del voto finale giunto in serata, la maratona sul decreto sviluppo si è concentrata sull’esame dei 155 ordini del giorno presentati da maggioranza e opposizioni. Un insieme di richieste eterogenee e spesso dagli interessi trasversali rispetto anche alla stessa maggioranza. Al punto che, vista anche la contemporaneità con la verifica di maggioranza al Senato, il Governo, per evitare scivoloni in Aula su temi “sensibili”, ha deciso di accogliere tutti gli odg anche in contrasto tra loro. Con il risultato anche di impegnarsi a recuperare con i prossimi provvedimenti utili le stesse misure stralciate 24 ore prima con il maxi-emendamento. Tra cui l’anticipo dei Fondi Fas per far partire subito il bonus assunzioni al Sud in attesa dell’ok di Bruxelles. O ancora l’accesso alle graduatorie a esaurimento dei docenti neo-abilitati della scuola. Ad assorbire, comunque, gran parte del confronto-scontro politico di ieri pomeriggio è stato un tema del tutto estraneo al Dl sviluppo, ovvero il trasferimento al Nord di alcune sedi dei ministeri come chiesto al premier domenica scorsa dalla Lega al raduno di Pontida. Un tema su cui il confronto politico alla fine si è consumato in punta di regolamento. Infatti con l’approvazione dell’ordine del giorno del Pd che di fatto impegna il governo a impedire ogni forma di trasferimento di ministeri, tutti gli altri odg sarebbero stati assorbiti. Ma il presidente della Camera Gianfranco Fini ha deciso di far pronunciare l’Aula su tutti i testi per i quali si fosse richiesta la votazione. Giunti al testo di Pdl e Lega, però, Fabrizio Cicchitto ha annunciato di «accontentarsi»: il Governo aveva già dato il suo ok, pertanto era inutile votare. È qui che si accende lo scontro dialettico tra Fini e Cicchitto. «Qui non siamo a Bisanzio» ha tuonato il presidente della Camera, aggiungendo: «Non ho alcuna difficoltà a dire, assumendomene la responsabilità, che considero una “furberia tattica” l’atteggiamento dell’onorevole Cicchitto che sa perfettamente che qualora venisse posto in votazione l’ordine del giorno correrebbe il rischio di vederlo bocciato». Immediata la replica di Cicchitto e rivolgendosi a Fini: «Mi consenta di rinviare al mittente il termine “furberia tattica” perché il presidente, non deve intervenire come se fosse un cronista o un deputato qualsiasi». Per protesta alla fine Lega e Pdl hanno lasciato l’Aula durante il voto dell’ordine del giorno del Pd. Tra gli odg accolti dal Governo, senza alcuna modifica, spicca anche quello della Lega, sottoscritto da Gianluca Pini, che impegna il Governo a ripristinare il trattamento fiscale applicato ai fondi immobiliari prima della stretta antielusiva introdotta con la manovra triennale dell’estate scorsa. Dopo un anno di incertezza normativa, secondo Pini, occorre tornare a prima del Dl 78/2010, parificando i soggetti privati con partecipazioni qualificate alle persone giuridiche, per le quali la ritenuta del 20% costituisce un acconto di imposta da applicare per intero al momento del recepimento dei proventi. Allo stesso tempo, chiede Pini, il Governo dovrà impegnarsi a introdurre una soglia di rilevanza per trattamenti fiscali evidentemente penalizzanti non inferiori al 20%. Il Governo inoltre si è impegnato a non introdurre il pedaggio sul grande raccordo anulare di Roma. Mentre il segretario dei Responsabili, Domenico Scilipoti, ha ottenuto il via libera allo stop della prescrizione introdotta con il Dl milleproroghe nelle cause di anatocismo.

LA PAROLA CHIAVE

Ordine del giorno
Il termine “ordine del giorno” designa diversi documenti. L’ordine del giorno della seduta (dell’Assemblea e delle Commissioni) indica l’elenco degli argomenti che saranno discussi. L’ordine del giorno generale è invece l’elenco di tutti i disegni di legge presentati. In una terza accezione l’ordine del giorno corrisponde a un atto di indirizzo: un documento che ha carattere accessorio rispetto ad un altro testo ? un disegno di legge ? su cui l’assemblea o una commissione è chiamata a deliberare. In questo caso l’ordine del giorno tende a precisare il significato della deliberazione principale, impegnando politicamente il Governo sul modo in cui essa vada interpretata o si debba procedere alla sua applicazione.

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