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«Meglio unire le forze in società di scopo»

Fonte: Il Sole 24 Ore

«Se una Regione come la Calabria mette in campo centinaia di micro-interventi con 264 Comuni diversi, l’incaglio lo si mette nel conto. Bisogna tornare a progetti europei come Urban, che hanno concentrato le risorse su grandi città o aree omogenee e hanno avuto successo». Il segretario generale dell’Anci Angelo Rughetti punta l’attenzione sui due filoni più innovativi dell’indagine, cioè la distribuzione dei progetti e l’analisi per destinatario. «Con Urban – sottolinea – aree e Comuni strategici erano stati individuati come responsabili della gestione, e l’organicità dei progetti aveva evitato la dispersione». Il ministro Raffaele Fitto ha lanciato in questi mesi l’allarme sui rischi economici collegati a questi ritardi, ha proposto una cabina di regia e ha previsto un potere di intervento statale per sostituire i ritardatari. Che ne pensa? Ben vengano cabine di regia “leggere”, impegnate cioè nell’aiuto alla programmazione ma non nella gestione, perché il centralismo è sempre un errore. La regia può però aiutare a puntare su opere di interesse regionale, di grandi Comuni e di aree omogenee, senza perdersi. Sulle responsabilità dei ritardi, però, faccio notare che ai Comuni è stato assegnato poco più dell’8% dei fondi, che nella stragrande maggioranza sono andati ad altri livelli di governo. Un dato sorprendente è la quota dei fondi assegnati a privati, che supera il 41%. Che cosa significa? Significa che alla fine del periodo di programmazione 13-14 miliardi di euro saranno stati trasformati in voucher e contributi vari alle imprese, con una molteplicità di interventi che possono essere produttivi o meno, ma che certamente sono impossibili da monitorare. In questo modo, dopo tutte le polemiche sui fondi a pioggia della «488», ne creiamo un duplicato con i fondi europei che dovrebbero aiutare progetti strategici di sviluppo regionale. Buona parte di questi errori dipendono dalle scelte regionali. In che modo? L’analisi per destinatario mostra gli effetti delle diverse scelte. La quota data ai privati, e quella mantenuta in capo alle Regioni, indicano una tendenza a gestire direttamente i fondi, invece di programmare gli investimenti. In Emilia e in Toscana questo non si verifica, perché la Regione ha trattenuto quote minime, mentre nel Lazio il 47% dei fondi è stato gestito direttamente. I Comuni hanno anche il problema del Patto di stabilità, perché il cofinanziamento ai progetti Ue non è più escluso dai vincoli. Come se ne esce? La nostra proposta è di individuare delle società di scopo, che siano destinatarie del finanziamento ma seguano un piano di attività approvato dal Comune. Non c’è il rischio di eludere i vincoli del Patto girando risorse alle società? Secondo me no, perché l’obiettivo è esplicito ed è quello di agevolare i progetti

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