Questo articolo è stato letto 0 volte

MANOVRE ALLA RINCORSA DEL GETTITO

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il 2011 passerà alla storia come l’anno delle super-manovre. L’incalzare della crisi economica globale, la dèbacle dei debiti sovrani, il rallentamento del ciclo produttivo hanno determinato il succedersi di ben quattro – ma qualcuno ne conta di più, includendovi la legge di stabilità 2012 (n. 183) e la Comunitaria 2010 (217) – manovre finanziarie.
Settanta, novantotto, centotrentottto e duecentouno: sono appunto i numeri dei quattro decreti legge con cui, tra la metà di maggio e la fine di dicembre, l’Italia ha tentato di rimettersi in carreggiata, sottraendosi alla morsa fatale dello spread. Le modifiche all’ordinamento tributario – sullo sfondo di un processo altalenante di attuazione del federalismo fiscale – si sono succedute rapidamente cambiando il volto di alcuni istituti e abrogandone altri aumentando, generalmente, la pressione tributaria per cittadini e imprese che dovranno fare i conti, fin dalla prossima dichiarazione dei redditi, con questa eredità non proprio gradita.

Il decreto sviluppo
A maggio, quando difficilmente si poteva immaginare la spirale negativa in cui la speculazione internazionale avrebbero rischiato di far avvitare le finanze pubbliche, il decreto 70 usava la leva fiscale soprattutto in chiave anti-ciclica, per rilanciare investimenti e ricerca. Erano previsti, infatti, crediti d’imposta per le imprese che finanziano progetti di ricerca scientifica (pari al 90% delle spese sostenute), per le assunzioni nel Mezzogiorno di lavoratori svantaggiati (disoccupati da almeno 6 mesi o con più di 50 anni di età, per esempio) e per gli investimenti nelle aree sottoutilizzate. Altri aiuti sono stati introdotti sotto forma di semplificazione come l’esonero dall’obbligo di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini Iva di importo superiore a 3.000 euro, in tutti i casi in cui il pagamento avviene mediante carte di credito, di debito o prepagate.

La manovra di luglio
L’esigenza di incrementare il gettito comincia a farsi più pressante in estate. Così nel Dl 98 prevalgono le “disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”: viene introdotta una ritenuta del 5% sugli interessi pagati da società italiane a società estere; viene aumentata l’aliquota Irap per le imprese concessionarie pubbliche, le banche e le assicurazioni; cresce il bollo sui dossier titoli; salgono le aliquote delle accise su benzina e gasolio e, ancora, nasce un’addizionale erariale della tassa automobilistica per i circa 100mila veicoli di potenza superiore a Kw 225.
Per quanto riguarda le perdite delle società di capitali viene eliminato il tetto temporale per il riporto (cinque anni) e viene sostituito da un limite quantitativo: la perdita può andare a diminuire il reddito dei periodi d’imposta successivi entro l’80 per cento. Viene lanciato, inoltre, un nuovo regime agevolativo (con un’imposta sostitutiva del 5%) per i “minimi” e gli under 35 che avviano nuove attività.
Ma è il tema della lotta all’evasione e alle varie forme di elusione che diventa sempre più centrale. In quest’ottica, la manovra di luglio impone la chiusura delle partite Iva inattive e “silenti” da un triennio (circa due milioni) e potenzia le indagini finanziarie, concedendo all’amministrazione di chiedere dati anche a società ed enti di assicurazione. Oltre a una stretta sugli studi di settore, viene poi confermata (pur se differita al 1° ottobre 2011) la trasformazione dell’accertamento in atto esecutivo per accelerare l’iter della riscossione.

La manovra di Ferragosto
L’emergenza dei saldi di finanza pubblica che mette alle strette il Paese ha costretto l’Esecutivo guidato da Silvio Berlusconi e dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a intervenire il 13 agosto con «ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo». In una prospettiva “federalista” è stato anzitutto concesso a regioni e comuni il potere di innalzare le addizionali Irpef. Proprio i comuni vengono schierati in prima linea nella lotta all’evasione (con l’innalzamento dal 50 al 100% della quota di compartecipazione ai recuperi nel triennio 2012-14).
Ai più ricchi viene chiesto uno sforzo aggiuntivo: sulla parte di reddito sopra i 300mila euro ci sarà per i prossimi tre anni un contributo di solidarietà del 3 per cento. Gli acquisti di beni e servizi sono più cari con l’Iva che passa dal 20 al 21% (e che potrebbe ancora crescere al 23%). Anche investire in strumenti finanziari diventa più costoso: viene introdotta un’aliquota unica sui redditi di capitale al 20%, intermedia rispetto a quelle esistenti del 12,50 e del 27% in base alle diverse tipologie di strumenti finanziari. Arriva, inoltre, un’imposta di bollo sui trasferimenti di denaro all’estero fuori dalla Ue attraverso istituti bancari, altri agenti di attività finanziaria e money transfer (pari al 2% dell’importo). Un taglio consistente lo subiscono poi le cooperative. La quota degli utili netti destinati a riserve indivisibili che concorre alla formazione del reddito imponibile delle coop a mutualità prevalente passa dal 30 al 40% (e dal 55 al 65% per le coop di consumo). Mentre scende del 10% l’attuale quota degli utili netti annuali destinati alla riserva minima obbligatoria del tutto esclusa da tassazione.
Ma non è finita qui, perchè il decreto di Ferragosto introduce una maggiorazione del 10,5% dell’Ires da applicarsi al reddito minimo calcolato secondo la disciplina delle “società di comodo”, estende quest’ultima alle società in perdita sistematica e adotta un giro di vite per fare emergere i beni concessi irregolamente in godimento ai soci. Per recuperare gettito, viene rafforzato il ricorso alle indagini finanziarie: l’Agenzia potrà procedere all’elaborazione di liste selettive di contribuenti da sottoporre a controllo sulla base di informazioni estratte direttamente dall’anagrafe dei rapporti finanziari.

Il decreto salva-Italia
A fine anno, il Governo tecnico guidato da Mario Monti ha completato il quadro degli interventi «per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici». L’inasprimento del prelievo è marcato: viene anticipata dal 2012 in via sperimentale l’imposta municipale propria (Imu) che sostituisce, per la componente immobiliare, l’Irpef e l’Ici; si istituisce dal 2013 il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi denominato Res (al posto di Tarsu e Tia); viene inaprita la tassazione su auto di grossa cilindrata, barche di lusso e aeromobili; arrivano imposte di bollo ad hoc sugli strumenti finanziari (all’1 per mille per il 2012 e all’1,5 dal 2013), sul valore delle attività ancora segretate al 6 dicembre e un’una tantum sulle attività prelevate dalle somme scudate; altre imposte, invece, colpiscono il valore degli immobili situati Oltralpe. Il decreto di Natale, però, non si limita a inasprire i tributi. Sul fronte incentivi con il Dl 201 vengono varati l’Ace, un bonus per favorire la ricapitalizzazione corrispondente a una deduzione pari al 3% dell’incremento di patrimonio effettuato nel 2011, e una serie di aiuti all’impiego: l’Irap pagata sul costo del lavoro, per esempio, diviene interamente deducibile dal reddito di impresa ai fini Ires, mentre per le donne e per i giovani under 35, assunti con contratto a tempo indeterminato, lo sconto sulla base imponibile Irap sale a 10.600 euro. Infine, grazie alla cosiddetta Dta, le imposte anticipate sulle svalutazioni dei crediti non dedotte dalle banche e quelle relative all’avviamento deducibile in più periodi di imposta sono trasformate in crediti di imposta qualora il bilancio individuale evidenzi una perdita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *