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Manovra doppia sui Comuni

Fonte: Il Sole 24 Ore

La manovra sui Comuni si rivela il doppio del previsto, e con i nuovi interventi arriverà a sfiorare nel 2013 i 20 miliardi di euro di effetto cumulato. Risultato: i sindaci, che pesano per l’8,7% sulla spesa pubblica del Paese, al termine del periodo 2007-2014 avranno realizzato il 12,3% dei 160 miliardi di risparmi chiesti dalle varie Finanziarie alla macchina pubblica italiana.
A sostenerlo è l’Ifel, l’istituto per la finanza e l’economia del l’Anci, nel report «Chi paga la manovra?» che sarà presentato oggi a Frascati (Roma) nel l’esordio della due giorni dedicata ai bilanci locali e agli effetti del (mancato) federalismo. Di qui la richiesta, che si intreccia a doppio filo con il cantiere della spending review, di ricalibrare la manovra fra i diversi comparti pubblici sulla base degli effettivi volumi di spesa di ciascuno, anche per mettere fine alla corsa libera delle voci escluse dai vincoli finanziari generali (sanità in primis, che assorbe ormai il 6,6% delle uscite pubbliche).
Non sono solo le scelte centrali, però, a spiegare i contributi extra al consolidato pubblico offerto dai Comuni. Un mix di cattiva programmazione, scelte prudenziali (per evitare le sanzioni riservate a chi sfora il Patto di stabilità) e obblighi di bilancio (per esempio la creazione di avanzi per pagare gli ammortamenti dei prestiti, non calcolati nel Patto), ha spinto negli ultimi anni il complesso dei sindaci a portare il saldo effettivo molto più in alto di quanto chiesto dalle Finanziarie, con il risultato, in pratica, di raddoppiare le manovre effettive sostenute dagli enti: oltre 14 miliardi di euro contro i 7,9 imposti dalla legge.
Nell’ultimo anno, complice l’innalzamento progressivo degli obiettivi di bilancio, il fenomeno si è mitigato, e nel 2011 l’extra si è fermato a 296 milioni contro gli 855 del 2010. A sforare il Patto sono stati 98 enti (contro i 48 dell’anno precedente), in maggioranza al Sud, che dovranno anche fare i conti con le sanzioni rafforzate da ultimo dalla legge di conversione al Dl fiscale.
I numeri messi in fila dall’Ifel fotografano anche l’impatto piuttosto limitato delle diverse forme di regionalizzazione del Patto, fortunato più dal punto di vista “mediatico” che contabile. L’anno scorso, per esempio, la regionalizzazione «verticale», incentivata dai Governatori, ha liberato quasi 800 milioni di euro (pari al 38% dell’obiettivo), ma quasi 200 milioni sono stati inefficaci perché gli enti riceventi avrebbero comunque rispettato il Patto, oppure lo hanno sforato nonostante l’aiuto regionale. Molto peggio il patto orizzontale, realizzato con lo scambio di quote fra enti senza interventi finanziari delle Regioni, che ha liberato solo 45 milioni. Anche per questa ragione il Dl fiscale ha “nazionalizzato” il Patto orizzontale, creando un meccanismo che mette sul piatto anche 500 milioni di incentivi statali per i sindaci che cederanno spazi finanziari ai loro colleghi in difficoltà. Al suo debutto, il nuovo meccanismo ha un problema soprattutto di calendario, perché i Comuni hanno tempo fino al 30 giugno per inviare richieste e offerte di quote alla Ragioneria generale, chiamata a regolare il “mercato” entro fine luglio.

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