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L’unica soluzione è la riforma del Catasto

Fonte: Il Sole 24 Ore

Alberto Zanardi

La questione della progressività dell’Imu sollevata dalla Ue richiede qualche riflessione aggiuntiva a quelle un po’ superficiali emerse nel confronto elettorale. Il primo problema è cosa significhi progressività per un’imposta patrimoniale come l’Imu. Negli immobili residenziali, l’Imu è progressiva rispetto alla base imponibile (i valori catastali) perché la sua componente abitazione principale è progressiva: prevede sì un’aliquota fissa ma anche una detrazione costante, che “premia” relativamente di più i valori catastali più bassi. La questione si complica per la progressività misurata rispetto al reddito, perché il proprietario potrebbe essere ricco in termini di valori immobiliari ma povero come reddito, o il contrario. Dal comporsi delle diverse situazioni di reddito/ricchezza, l’Imu risulta sostanzialmente proporzionale per tutti i contribuenti tranne i soggetti più poveri, su cui gravano aliquote effettive più elevate. Ma tra questi ci sono anche molti “falsi poveri”: si pensi alla situazione di un partner in un nucleo familiare benestante che non lavori, ma a cui, per ragioni di convenienza fiscale, siano stati intestati gli immobili di famiglia.
Il secondo problema è se da un’imposta come l’Imu sia corretto pretendere che sia progressiva (rispetto al reddito o al patrimonio). L’Imu è un’imposta essenzialmente reale, cioè tassa distintamente i singoli immobili, e non un’imposta personale, applicata al complesso del patrimonio di ogni contribuente (o, meglio, famiglia). È vero che anche nell’Imu sono previsti elementi di personalizzazione: la distinzione tra aliquota per la prima casa e per le altre abitazioni, la detrazione fissa e gli sconti sui figli per la prima casa. Ma introdurre progressività in un’imposta reale può portare a esiti paradossali: si pensi a due contribuenti che abbiano un patrimonio pari, ma composto in modo differente: il primo è proprietario di una sola casa grande, il secondo di una prima casa piccola e una seconda casa piccola. Data la struttura attuale dell’Imu il primo finirà per pagare un’imposta minore del secondo. È giusto?
Tuttavia, se si trasformasse l’Imu, come richiederebbe un’applicazione coerente della progressività, in un’imposta patrimoniale personale, sarebbe il suo carattere di imposta locale, e il suo ruolo nel federalismo fiscale, a creare grosse difficoltà: come giustificare che un Comune incassi di più o di meno a seconda della posizione patrimoniale complessiva dei suoi contribuenti? Un’imposta locale dovrebbe essere reale e non personale.
Insomma, la questione della progressività, o di un suo eventuale rafforzamento, in un’imposta come l’Imu, che è locale e quindi fondamentalmente reale, va affrontata con le pinze. Questo non significa che non si debba lavorare, e con grande determinazione, su altri aspetti critici di equità di questa imposta. Il punto non è tanto la progressività quanto le iniquità orizzontali, cioè il fatto che la distanza tra valori catastali e valori di mercato è differente tra territori e tipologie di immobili. A servire è la revisione organica del Catasto.
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