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Local tax, addio all’addizionale Irpef

Fonte: Il Sole 24 Ore

La local tax che il Governo sta preparando con l’intenzione di inserirla nella legge di stabilità dovrebbe far tramontare anche l’addizionale comunale all’Irpef, cioè la sorella minore dell’imposta sui redditi, che finisce ai Comuni e che in questi anni è stata spesso utilizzata dai sindaci per compensare i tagli, fino a farla crescere oltre quota 4 miliardi. A sostituirla, nei conti comunali, dovrebbe essere la restituzione ai Comuni dell’Imu che capannoni, alberghi e centri commerciali pagano allo Stato, dal momento che il gettito prodotto dall’aliquota standard (7,6 per mille) sui fabbricati di «categoria D» oggi finisce direttamente all’Erario. Questa mossa non ridurrebbe la pressione fiscale a carico dei contribuenti, dal momento che i 4 miliardi abbondanti dell’addizionale andrebbero recuperati nella tassazione nazionale (dapprima forse con una “statalizzazione” dell’attuale addizionale), ma attuerebbe in un colpo solo due obiettivi-chiave in fatto di semplificazione: quello annunciato a più riprese dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, secondo il quale la local tax deve essere «tutta comunale» per fare chiarezza nel rapporto fra versamenti e servizi e per dare autonomia vera agli enti locali, e quello indicato dalla delega fiscale, che chiede di vietare a più livelli di Governo di incidere sulla stessa base imponibile.

Il cantiere governativo sulla local tax lavora a pieno ritmo, e sarà probabilmente rilanciato dallo stesso Matteo Renzi che oggi è atteso a Milano all’assemblea nazionale dell’associazione dei Comuni. L’obiettivo è di accorpare in una tassa immobiliare unica una serie di gettiti che valgono intorno ai 30 miliardi di euro (si veda Il Sole 24 Ore del 16 ottobre) e che comprendono Imu, Tasi e una serie di tributi minori (a partire dall’occupazione di suolo pubblico, una delle voci che sarebbe dovuta confluire nell’«Imu secondaria» prevista fin dal 2011 ma mai attuata). Fuori partita rimane, invece, la Tari, il tributo sui rifiuti, che va correlata alla quantità di rifiuti prodotti e deve essere versata anche dagli inquilini (mentre il tentativo effettuato con la «quota occupanti» della Tasi, che crea parecchi problemi ma poco gettito, sembra destinato a tramontare).

Sul piano pratico, le prime notivà per i contribuenti sono attese dai proprietari di abitazioni principali. Il ritorno di un’aliquota standard più alta accompagnata da una detrazione fissa (l’ipotesi parla di 200 euro, ma la decisione finale dipende dal livello dell’aliquota) riporterà fuori dal raggio d’azione dell’imposta le case di valore medio-basso, che non hanno mai pagato né Ici né Imu e quest’anno invece devono spesso fare i conti con la Tasi. Sul punto è tornato ieri anche il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che ha sottolineato come ci siano «spazi economici per il ripristino delle detrazioni, anche tenendo conto dei figli a carico». Per l’abitazione principale, nei fatti, la local tax potrebbe tradursi in un ritorno all’Imu, mentre sugli altri immobili (che hanno pagato gran parte del passaggio da Ici a Imu-Tasi) le novità dovrebbero essere più sfumate, anche perché i conti devono tornare. Delicata è la questione delle imprese, che oggi sfruttano una deducibilità dall’Ires totale per la Tasi e parziale (20%) per l’Imu: Ncd ha chiesto a più riprese di pensare a una deducibilità integrale per le imposte sul mattone, ma servono almeno 1,2 miliardi.

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