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L’Italia avanza nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società ma è ancora 24esima

Fonte: Sole 24 Ore

di ALESSANDRO VITIELLO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Per il terzo anno consecutivo l’Italia scala una posizione dell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) stilato dalla Commissione europea, ma è ancora 24esima su 28 Stati membri dell’Unione con 43,9 punti, cioé quasi nove in meno della media continentale (52,5 punti). Nelle relazioni Desi, che dal 2015 sono lo strumento utilizzato per monitorare l’avanzamento della competitività digitale dei membri Ue, Bruxelles analizza dati e informazioni poi raggruppati in cinque capitoli tematici: connettività a banda larga, competenze digitali, utilizzo dei servizi internet, integrazione delle teconologie e servizi pubblici digitali. La connettività Sulla connettività abbiamo due facce. Se sulla diffusione della banda larga, infatti, siamo a un buon livello avendo raggiunto il 99,5% di copertura delle reti fisse e il 90% delle famiglie, sette punti oltre la media Ue che si ferma all’83%, sulla banda larga ultraveloce (100 Mbps e oltre), invece, siamo in ritardo con una percentuale pari ad appena il 24 % in confronto a una media Ue del 60 % (penultimi in classifica). Con 89 abbonamenti ogni 100 persone, inoltre, l’utilizzo della banda larga mobile è al di sotto della media Ue (96 abbonamenti ogni 100 persone).

Il dato positivo quì è che il Governo sembra essere consapevole del ritardo taliano e sta preparando un piano di investimenti che sarà sottoposto a Bruxelles. L’Indice Desi, peraltro, ha dimostrato che i Paesi nei quali sono stati fatti investimenti cospicui sono quelli che più sono avanzati nel processo di digitalizzazione. «La tendenza crescente nella concorrenza basata sulle infrastrutture – si legge a queso proposito nella relazione – ha portato a un miglioramento costante del livello di diffusione delle reti di accesso di nuova generazione (NGA) in fibra, migliorando quindi nettamente la posizione dell’Italia per quanto riguarda la connettività». Il discreto avanzamento nell’assegnazione dello spettro delle bande del 5G, infine, fa ben sperare. Capitale umano Come in altri ambiti, il livello delle competenze digitali di base e avanzate degli italiane è sotto la media Ue. Solo il 44% dei nostri concittadini tra i 16 e il 74 anni ha competenze di base (57% in Ue) e anche gli specialisti Tic sono due terzi di quelli europei. Purtroppo, il Piano per la scuola digitale non sembra dare i risultati sperati e al momento l’Italia non ha un’altra strategia sulle competenze digitali. La speranza è che un miglioramento in questo ambito possa venire da «Impresa 4.0», il piano messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico. Uso dei servizi Internet In un’Italia in cui il 19% dei residenti non ha mai utilizato servizi Internet, il doppio della media Ue, le attività più diffuse sono lo streaming o il download di musica e video, oltre al gioco on line. Seguono l’uso dei social network e la lettura delle news online. Bassa, invece, la frequentazione di corsi online (ma in altri Paesi membri Ue è ancora più bassa). Integrazione delle tecnologie Le nostre imprese non sanno ancora a sfruttare le opportunità offerte dal commercio online. Solo il 10 % delle Pmi vende online (media Ue pari al 17 %) e solo il 6 % effettua vendite transfrontaliere, mentre i ricavi proventi da vendite online si fermano all’8 % del totale. Sopra la media Ue, invece, la condivisione delle informazioni per via elettronica all’interno dei propri dipartimenti aziendali (37 % delle imprese italiane contro il 34% delle europee).

Anche quì si è puntato molto su Industria 4.0, che ha confermato le detrazioni fiscali sugli investimenti correlati. Per rafforzare la trasformazione digitale dell’economia italiana – si legge nella relazione – è importante «accrescere la consapevolezza della rilevanza della digitalizzazione nelle Pmi». Oltra agli incentivi «sono necessari ulteriori sforzi sistemici per elevare il livello di digitalizzazione a quello dei principali concorrenti delle aziende italiane». Servizi pubblici digitali Molto ben posizionati sugli open data (quarto posto in Ue) e sui i servizi di sanità digitale (il 24 % degli italiani ha usufruito di servizi di sanità e assistenza erogati online, il 32 % dei medici di base usa le ricette digitali), il ritardo riguarda il livello (scarso) di interazione tra amministrazioni pubbliche e utenza: solo il 37 % degli italiani che hanno bisogno di inviare moduli , per esempio, lo fa online. Una scarsità della domanda che non fa bene alle Pa. Soprattutto a quelle locali di minori dimensioni, cioé le più «resistenti» al cambiamento. Si pensi, per esempio, all’Anagrafe nazionale della popolazione residente, che pur avendo subito un’accelerazoione nel 2018 a oggi copre soltanto il 21% dei Comuni italiani.

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