Questo articolo è stato letto 92 volte

Legge e referendum, il doppio inganno del taglia-parlamentari

Fonte: Sole 24 Ore

Dal Sole 24 Ore – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Mancano 45 giorni al referendum che deciderà quanti deputati e senatori avranno titolo, da qui in avanti, per rappresentare gli elettori italiani nelle Camere. Dovranno quindi essere loro, gli elettori, i rappresentati, a deciderlo. Tutto giusto e assai democratico. Finalmente…
Anche perché, fino ad oggi, nessuno si è sognato non solo di sentirne l’avviso, ad esempio per comunicare agli elettori che passo dopo passo, bugia dopo bugia (la sovranità del popolo stucchevolmente e di continuo evocata, per dirne una) non avrebbero più partecipato alla scelta dei propri rappresentanti. Avrebbero votato un blocco. Ci si abitua anche ai paradossi. Nessuno li ha avvertiti che sarebbero stati, silenziosamente , sostituiti nella funzione di rappresentanza passiva da un numero sempre più esiguo di azionisti esclusivi delle loro istituzioni e della loro vita pubblica e privata. Né del fatto che il Parlamento, le Camere, quindi la comunità dei rappresentanti del popolo sovrano, sarebbero stati impietosamente spogliati, senza riguardo, del compito fondamentale per un Paese, quello di fissare le regole della convivenza,di legiferare. E delle altre, non meno fondamentali funzioni: controllare il governo, e non esserne controllati, ad esempio. E neanche del perché chi ha privato nei fatti i parlamentari della loro principale prerogativa costituzionale, la rappresentanza generale degli italiani, non senta il dovere di riconoscerlo, almeno, dando conto ai sempre più ignari interessati che il titolo di “popolo sovrano” resta scritto nella Carta costituzionale, ma è uno specchietto per le allodole. E tutto il resto, che gli italiani vivono sulla propria pelle -per gli effetti del disperante degrado qualitativo, morale ed istituzionale della comunità parlamentare -, sulle proprie condizioni di vita, su un serpeggiante analfabetismo non solo istituzionale, sulla qualità della convivenza civile, sul reciproco rispetto.

Finalmente, il 29 marzo, toccherà a noi, elettori spossati quotidianamente da una soffocante percussione elettorale che invade il loro tempo quotidiano, essere protagonisti di una decisione che sembra almeno in parte reinsediarci sullo scranno che la Costituzione ci assegna. Così appare, almeno, così dovrebbe essere. In realtà, la “politica” ha già pronte e ben chiare le proprie contromisure, già sperimentate nel procedimento parlamentare e nel dibattito preparlamentare. Non farla proprio la campagna su questo referendum. Non dire nulla , salvo un sì biascicato che nasconde il no che quasi tutti i partiti ed i parlamentari strillerebbero se non avessero per pusillanimità deciso di consegnarsi mani e piedi al presunto conquistatore populista. Non faranno campagna referendaria , tradendo ancora una volta il proprio popolo, o tutt’al più esibendo quali avvizziti trofei accordicchi riparatori a guisa di auto giustificazione. Seguiti, in questo imbarazzante silenzio, salvo rare, pallide eccezione, dagli esponenti del costituzionalismo nazionale.
Ad oggi, campeggia sul generale disimpegno l’unico argomento esibito dal populistico movimento promotore della “ riforma costituzionale”: fare piazza pulita di qualche centinaio di “ fannulloni”, ipertestuale motivazione alla base del trionfalismo del ministro proponente, il grillino Fraccaro. Con una indimostrata e indimostrabile maggiore efficienza della assemblee parlamentari. Tanti fannulloni se ne vanno, e un numero ben maggiore di fannulloni sopravviveranno , indistinguibili gli uni dagli altri, e formeranno il nuovo Senato e la nuova Camera dei deputati. Tutto questo, perché? Almeno a questa domanda qualcuno avrà il garbo istituzionale di rispondere prima del 29 marzo? Astenersi Cinquestelle, per favore, hanno già dato, da par loro, le risposte di cui sopra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *