Questo articolo è stato letto 1 volte

Le cause? Boomerang per i conti

Fonte: Il Sole 24Ore

Fare causa alle banche nel tentativo di annullare i contratti derivati in essere con marktomarket negativo oppure bloccare il pagamento dei flussi su uno swap a proprio carico per cercare di risparmiare, facendo leva sui “costi impliciti” e sulla carente trasparenza contrattuale sui rischi sottostanti, può divenire un boomerang per i conti di un ente locale o per una Regione, soprattutto se altamente indebitati. Ne sa qualcosa il Comune di Firenze, declassato dalla Aa2 alla Aa3 da Moody’s per aver deciso di sospendere i pagamenti su sei swap legati ai tassi d’interesse. Firenze ora ha il rating “A3”, che però rischia di essere retrocesso ulteriormente  stando all’ultima analisi di Moody’s dello scorso 7 ottobre  a causa «di spese potenziali al momento fuori bilancio e di un ulteriore debito che potrebbe emergere da una causa intentata alle banche controparti gli swap del Comune». Non onorare le scadenze e gli adempimenti dei contratti derivati va molto vicino al default sul debito: l’annullamento di un’operazione di copertura, tra l’altro, può trasformarsi in un maggior onere per le casse comunali o regionali non più protette contro l’ andamento avverso dei tassi d’interesse. La Regione Lazio, dopo la retrocessione di Moody’s del rating dell’Italia dalla Aa2 alla A2, è stata declassata di tre gradini (caso raro e tanto quanto Firenze), scendendo dalla “A2” alla “Baa2” , livello equivalente alla BBB che si trova solo due notches sopra la categoria speculativa. E se Standard & Poor’s ha rivisto le prospettive sul rating di lungo termine della Regione da “stabili” a “positive” e confermato il rating (BBB+), Moody’s lo scorso 14 novembre ha pubblicato la sua analisi annuale sul Lazio, ricordandone la posizione debitoria attorno agli 11 miliardi, tra le più elevate nel mondo della finanza locale italiana: l’incertezza del contenzioso con le banche sui derivati, che può risolversi con maggiori oneri per la Regione, potrebbe essere controproducente per i conti della Regione Lazio: forse anche per questo è in corso una trattativa amichevole per risolvere la questione . I costi impliciti non sono una stregoneria: sono l’insieme delle spese che la banca deve affrontare nel momento in cui sottoscrive un derivato al dettaglio (la propria copertura contro il rischio controparte e il rischio interesse sul mercato all’ingrosso) e delle commissioni per il servizio reso (la stipula di uno swap equivale a un servizio offerto dall’intermediario). Gli enti locali e le Regioni, non tutti ma solitamente quelli altamente indebitati, costretti dai vincoli del patto di stabilità interno che si ritrovano derivati in marktomarket negativo (temporaneamente con flussi da pagare alle banche), sperano di riuscire ad annullare gli swap spesso stipulati all’estero nelle aule dei tribunali italiani. Ma provare che la scarsa trasparenza dei costi impliciti equivale a una truffa oppure a un profitto abnorme da parte delle controparti finanziarie, che si sarebbero approfittate dell’asimmetria informativa, è una strada in salita. L’annullamento delle operazioni di copertura al momento del marktomarket negativo, inoltre, fa riemergere il debito sottostante privo di protezione contro l’andamento avverso dei tassi: con potenziali maggiori oneri finali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *