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L’assedio ai bilanci ritoccati

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il cambio di regole del 2015 favorisce alcuni Comuni e ne colpisce altri. Forse non sarà una stretta generalizzata per tutti ma avrà effetti rilevanti sul sistema delle autonomie locali. Certo andranno a combinarsi gli effetti di una duplice manovra finanziaria: una esplicita, rappresentata dal miliardo e 500 milioni di tagli scritti nella legge di stabilità 2015 e una, nascosta tra le pieghe delle nuove regole contabili, ancora più pesante. Il primo anno di applicazione della riforma nota come “armonizzazione” comporterà una riduzione di risorse formalmente disponibili pari a circa2,4 miliardi secondo le stime del Sole 24 Ore (e del Governo), ma addirittura più alte secondo quanto dichiarato dal presidente Anci, Piero Fassino. L’armonizzazione, infatti, se forse lascia margini di flessibilità in più sulla spesa, è certo più rigorosa e implacabile con le entrate. Fino a oggi, in sostanza, i Comuni potevano, entro certi limiti, ignorare il tema dell’effettiva riscossione dei crediti (i «residui attivi») spendendo quindi anche ciò che in realtà non incassavano, con effetti ovvi sui loro equilibri finanziari reali. Una distorsione gravissima, che ha portato a cifre monstre nei residui, dove sono andati ad accumularsi “crediti” diventatineltemposempredipiù incerta riscossione, anche se in teoria giuridicamente esistenti. Tutto questo peserà, se fatto correttamente, assai più dei tagli della legge di stabilità. E saranno tagli, questi sì, che di lineare non avranno più nulla: puniranno, giustamente, chi non è stato capace di riscuotere i suoi crediti e chi ha mantenuto in bilancio residui fittizi, attraverso un meccanismo graduale di accantonamento a fondo di quanto non si riesce a incassare. Gli effetti della manovra sono in parte attenuati dall’allentamento dei vincoli di Patto di stabilità che avrà anch’esso il pregio di premiare i “virtuosi” (quelli veri, non quelli individuati con parametri che hanno prodotto spesso risultati paradossali e smentiti dalle successive adesioni a piani di pre-dissesto) mettendo fine all’«abbiamo i soldi ma non li possiamo spendere per colpa del Patto». Ora si vedrà chi davvero può spendere e chi no, e sono risorse che, tendenzialmente, potranno essere utilizzate quasi esclusivamente per pagare impegni di investimento già assunti, con effetti evidenti sul sistema economico: perché è vero che gli effetti delle manovre si sovrappongono e possono essere diversi secondo il peso delle varie componenti, ma il tema degli equilibri di parte corrente resterà prioritario. E questo è solo il primo assaggio di un processo di armonizzazione che dispiegherà i suoi effetti nell’immediato futuro, con il riaccertamento straordinario deiresiduinelrendiconto2015ela neutralizzazione degli incassi da residuinelbilancio2016ecosìvia. Riusciranno i Comuni ad assorbire il colpo? Probabilmente no, se continueremo a fare le stesse cose allo stesso modo. Per questo occorre ambizione e radicalità. Occorre immaginarsi una riforma della Pa locale che ne modifichi i meccanismi di funzionamento alla radice, incidendo sull’organizzazione deiComuniesullastratificazione di norme e burocrazia che hanno persosenso. Oggisu10addettipiù dellametà(espessoimigliori) èin ufficio a produrre carte richieste dalla bulimia burocratica. Riportiamoli a produrre servizi, altrimenti avremo Comuni che avranno soldi solo per mantenereidipendentiechenon saranno più in grado di offrire qualcosa di concreto ai loro cittadini.

 

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