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Lamy: l’Italia ce la farà, subito liberalizzazioni e lotta alla burocrazia

Fonte: Il Sole 24 Ore

«L’Italia ce la farà ad uscire dalla crisi; è il secondo Paese manifatturiero in Europa, ha una struttura economica solida; ha un problema di competitività e di crescita, certo, come il resto dell’Eurozona, ma le misure varate da Monti stanno cominciando a produrre i primi significativi frutti». Pascal Lamy, direttore generale del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, è fiducioso sulle potenzialità del sistema Italia. Lamy è a Roma dove oggi incontrerà il premier Monti e il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, poi avrà un colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e uno scambio di idee con gli imprenditori di Confindustria.
Dal suo “bunker” di Ginevra, affacciato sul lago Lemano, Lamy scruta la crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona inserendola, tuttavia, nel contesto dell’economia globale e della dinamica del commercio mondiale. «Dovunque vada, qualunque Paese visiti – spiega Lamy – non solo in Europa ma anche in America o in Cina la preoccupazione di tutti è la crisi dell’Eurozona e le risposte più rapide ed efficaci per superarla». C’è da dire che la crisi finanziaria non ha ancora scosso le fondamenta del sistema multilaterale degli scambi che, nell’insieme, ancora regge. Negli ultimi dieci anni la crescita media del commercio si è attestata sul 5% l’anno. Dopo la crisi dei mutui subprime nel 2008 si è registrata una battuta d’arresto dell’8% nel commercio mondiale. Da allora in poi si è avuta una lenta ripresa (+4% l’anno prossimo) ma i dati di previsione sul 2012 che verranno resi noti a giorni segnalano una nuova pesante battuta d’arresto. Per fortuna, aggiunge il direttore del Wto, «le economie europee hanno ancora un alto livello di apertura e il sistema multilaterale così come gli accordi di libero scambio continuano a funzionare ma la crescita troppo lenta e il calo della domanda si ripercuotono sull’andamento del commercio mondiale e stanno facendo emergere elementi di protezionismo sotto forma di barriere non tariffarie che vanno tenuti sotto stretta vigilanza».
Monti dice che oltre a quello sui tassi di interesse esiste anche uno “spread” sulla competitività e che imprese e sindacati devono fare di più per aumentare la produttività e ridurre il costo del lavoro. «Questo equilibrio è essenziale – spiega Lamy – lo si è visto anche dieci anni fa in Germania, non basta attuare politiche rigorose di bilancio se non sono poi accompagnate da misure per aumentare la liberalizzazione e la competitività del sistema; il rapporto tra costo del lavoro, salari e produttività deve ormai poter reggere al confronto con competitori internazionali molto agguerriti in Asia e nei Paesi emergenti; sono però fiducioso sulle possibilità dell’Italia anche se molto resta da fare sul fronte delle liberalizzazioni e della lotta alla burocrazia che rappresenta un vero freno per il sistema delle imprese». La crisi dell’Eurozona ha messo a nudo anche la fragilità di un sistema, quello dei piccoli passi e del funzionalismo monnetiano che, fino ad oggi, aveva retto bene alla sfida della globalizzazione. Da dove occorre ripartire? Da un’unione politica realmente federalista con quote crescenti di cessione di sovranità? «L’Europa di oggi – dice Lamy – ha bisogno di maggiore integrazione politica ed economica senza paura di creare doppie velocità». Questo vuol dire che si potrebbe arrivare anche a un Euro di serie A e a un Euro di serie B? E l’Italia dove dovrebbe stare? «Non credo al comune destino di Paesi molto diversi tra loro come Italia, Spagna e Grecia (il cosiddetto Club Med); sono realtà differenti e i problemi con i quali si devono confrontare non sono certo gli stessi; l’Italia come tutti gli altri Paesi fondatori dovrebbe stare nel primo gruppo ovviamente, non c’è alternativa». E la Grecia? «Non credo credo proprio che avrebbe senso un’uscita di Atene dall’euro».

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