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L’agenda ingestibile dei ragionieri

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nell’anno dell’armonizzazione contabile le novità fiscali relative a split payment e reverse charge spuntate dalla legge di stabilità 2015 sono andate a intasare l’agenda dei responsabili dei servizi, finanziario in primis, e a sottrarre risorse preziose alla corretta impostazione del nuovo sistema contabile. 

Gli enti non devono però perdere di vista l’avvio dell’armonizzazione contabile. Lo sforzo compiuto in questi mesi porterà i suoi frutti nei prossimi anni, quando le regole armonizzate saranno patrimonio comune. Per “governare” le scadenze e gli adempimenti è necessario programmare da subito le attività necessarie per la loro preparazione. Ci sono almeno quattro grossi cantieri di scadenze da presidiare. Entro il 30 aprile il consiglio deve approvare il rendiconto 2014 (seguendo le regole contabili ante armonizzazione) e – lo stesso giorno – la Giunta deve approvare il riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi, accompagnato anch’esso dal parere dei revisori. Il riaccertamento straordinario è l’atto più importante di quest’anno, perché impone di applicare ai residui al 1° gennaio 2015 i principi della competenza finanziaria potenziata, compreso il vincolo in avanzo delle risorse per il fondo crediti di dubbia esigibilità calcolato sui residui attivi riaccertati. 

Come sempre i consiglieri hanno diritto ai 20 giorni per l’analisi dei documenti di rendiconto che quindi vanno notificati per tempo; pertanto questi devono essere redatti entro la seconda decade di marzo, per consentire ai revisori di predisporre la loro relazione. Era quindi febbraio il mese per chiedere ai responsabili dei servizi le attestazioni propedeutiche sia al riaccertamento ordinario sia a quello straordinario. Sempre in tema di rendiconto, gli enti che chiuderanno il riaccertamento straordinario in disavanzo dovranno tornare in consiglio entro 45 giorni, al più tardi quindi il 14 giugno.

Il secondo cantiere di scadenze riguarda il bilancio di previsione 2015, il cui termine di approvazione, per ora, è il 31 marzo. Fra le spese deve essere previsto il fondo crediti di dubbia esigibilità, il cui ammontare può però fermarsi al 36% di quello obbligatorio nel 2015, al 55% nel 2016 e al 70% nel 2017. Gli schemi di bilancio nel 2015 restano quelli classici con funzione autorizzatoria; ad essi sono aggiunti quelli nuovi armonizzati con funzioni conoscitive. Prima di andare in consiglio occorre quindi aver riclassificato i capitoli di entrata e di spesa in modo da arrivare al bilancio armonizzato, per missioni e programmi di spesa. In termini di equilibri, il bilancio 2015 deve affrontare i tagli al fondo di solidarietà (100 milioni del dl 95/12, 188 milioni del dl 66/2014 e 1,2 miliardi della legge di stabilità) e l’incognita del fondo Tasi di 625 milioni. 

Altro fronte di scadenze riguarda gli ulteriori adempimenti, molti ricorrenti e alcuni aggiuntivi. Il 28 febbraio è arrivato il termine per la ricognizione delle fatture scadute precedenti al 1° luglio 2014. Lo stesso giorno scadevano i questionari relativi ai fabbisogni standard per i Comuni, ma il termine è stato spostato di un mese nell’ultima conferenza Stato-Città. La loro compilazione rimane però mal digerita per l’enorme mole di dati da recuperare, proprio in un periodo così intenso di obblighi. Chi va al voto deve ricordare l’obbligo della relazione di fine mandato. Il 31 marzo scade la classica certificazione del Patto di stabilità 2014, e debutta la fatturazione elettronica che manda definitivamente in soffitta la fattura cartacea o pdf. Sempre entro il 31 marzo va approvato il piano operativo di razionalizzazione delle partecipate. Mentre il 30 aprile scadono la relazione annuale del sindaco o presidente per la Corte dei conti e lo spesometro 2014 (salvo auspicabili rinvii). Infine, nel secondo semestre il 31 luglio è da cerchiare per la verifica degli equilibri e assestamento del bilancio 2015 e per il documento unico di programmazione (Dup) che avvia il ciclo finanziario 2016.

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