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«La via digitale per giustizia, sanità e scuola»

Fonte: Il Sole 24 Ore

Governare significa riformare e l’etica della buona politica impone di rendere conto ai cittadini di quanto abbiamo fatto e stiamo continuando a fare. Per questo il Forum Pa 2011 che si apre questa mattina a Roma mi sembra l’occasione più appropriata per trarre un bilancio complessivo e articolato sui risultati ottenuti in questi primi tre anni di governo nell’azione di riforma della Pubblica amministrazione. Sul fronte della lotta all’assenteismo, il Conto annuale della Ragioneria dello Stato conferma i dati delle rilevazioni che il mio Ministero realizza mensilmente in collaborazione con l’Istat: a 34 mesi dalla loro approvazione, le misure contenute nella legge 133/2008 (la cosiddetta “legge antifannulloni”) hanno comportato una riduzione media del 33% delle assenze per malattia pro capite dei dipendenti pubblici. Un dato che corrisponde a 65mila dipendenti in più ogni anno sul posto di lavoro (una cifra superiore a tutta la popolazione residente nel Comune di Viterbo). Con il recepimento dei suoi principi da parte delle Regioni e dei sistemi sanitari regionali, prosegue intanto a pieno ritmo l’implementazione della Riforma della Pa (decreto legislativo 150/2009), la prima approvata in questa legislatura. Ormai trasparenza, valutazione, merito, ciclo della performance e customer satisfaction non sono più concetti astratti ma buone pratiche diffuse ovunque quando non addirittura veri e propri standard: un risultato reso possibile dal lavoro e dall’impegno di tante amministrazioni centrali e locali. La recente approvazione del nuovo Codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo 235/2010) costituisce poi il secondo pilastro su cui poggia questo processo di riforma. Con la sua entrata in vigore, l’amministrazione digitale ormai non è più una mera “dichiarazione di principio”. Il nuovo Cad aggiorna infatti le regole di riferimento rispetto a un panorama tecnologico in evoluzione, rassicura gli operatori sulla validità giuridica dei procedimenti digitali e rende cogenti gli obblighi per la Pa. Grazie alla razionalizzazione della propria organizzazione e all’informatizzazione dei procedimenti, le pubbliche amministrazioni ricaveranno inoltre dei risparmi che potranno utilizzare per il finanziamento di progetti di innovazione e per l’incentivazione del personale coinvolto. Nel frattempo diversi milioni di italiani dispongono ormai della loro casella di posta elettronica certificata da 500 Mb: uno strumento rivoluzionario, addirittura eversivo, che sta costringendo la Pubblica amministrazione a riorganizzarsi profondamente nel suo dialogo interno ma soprattutto nella risposta tempestiva alle legittime richieste dei suoi clienti: cittadini e imprese. In coerenza con il Piano e-Gov 2012 abbiamo poi realizzato importanti innovazioni nei settori della sanità digitale (in particolare con la trasmissione telematica all’Inps dei certificati di malattia di circa 17 milioni di dipendenti pubblici e privati), della scuola digitale e della giustizia digitale (il programma lanciato con il collega Alfano prevede l’estensione ovunque dell’obbligo di Pec per comunicazioni con gli avvocati e soprattutto la dematerializzazione degli atti depositati in cancelleria; presto renderemo possibili anche il pagamento online dei diritti di copia e la possibilità di scaricare dalla Rete gli atti). Quanto alla semplificazione burocratica, lo scorso 3 marzo il Consiglio dei ministri ha approvato su mia iniziativa un primo rilevante “pacchetto” di misure che intervengono su adempimenti particolarmente onerosi per circa 2 milioni di piccole e medie imprese italiane. Studiati in collaborazione con le associazioni imprenditoriali e le amministrazioni interessate, questi provvedimenti introducono un nuovo modo di fare semplificazione. Per la prima volta in Italia viene concretamente affermato il principio di proporzionalità: gli adempimenti amministrativi vengono infatti diversificati in relazione alla dimensione, al settore in cui opera l’impresa e all’effettiva esigenza di tutela degli interessi pubblici (in linea con lo Small Business Act adottato a livello comunitario). Inoltre, per tutte le procedure è prevista la presentazione online delle domande allo Sportello unico. Vengono così liberate risorse che fino a oggi sono state spese per attività amministrative inutili e che possono essere ricollocate sul fronte degli investimenti o, più semplicemente, dare fiato ai bilanci delle aziende in difficoltà. Tutto questo senza ridurre in alcun modo i livelli di protezione degli interessi pubblici (ad esempio la tutela ambientale o l’incolumità pubblica) che, al contrario, ne escono più tutelati. Meno scartoffie, quindi, significa maggiori tutele e questo è in fondo il messaggio che leggerà chi visiterà Forum Pa 2011.

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