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La stangata della tassa sui rifiuti. Pesa più di Tasi, in 4 anni +32,4%

Differenziata, indifferenziata, contenitore per la carta, contenitore per la plastica, contenitore per l’umido, contenitore per il vetro, contenitore per i medicinali e persino per i pannolini. Per tacere del manuale di istruzioni. È la spazzatura che, dopo essere stata analizzata, spezzettata, impacchettata e depositata, nell’ora consentita e di solito poco comoda, nell’apposito contenitore, va poi anche pagata.

Si parla della Tari (Tassa sui Rifiuti), la nuova idrovora fiscale che si sta profilando dopo che il Governo ha neutralizzato, solo per la prima casa, la Tasi (Tassa sui Servizi). A denunciarlo è la Uil, il cui Servizio Politiche Territoriali, elaborando i costi di 130 città capoluogo di provincia, ha scoperto che per una famiglia di quattro persone con una casa di 80 metri quadri, dal 2012 al 2015, la Tari è aumentata del 32,4% (72 euro in più) passando da una tariffa annua di 224 a 296 euro medi a famiglia. I quattro comuni dove si paga di più sono Salerno (462 euro), Benevento (454 euro), Grosseto (450 euro), Siracusa (444 euro).

Sfiorando in media i 300 euro, la Tari, a sorpresa, si rivela essere un costo più pesante della temuta e contestatissima Tasi sulla prima casa che, secondo i calcoli della Uil, vale in media “appena”, si fa per dire, 230 euro (cioè 66 euro in meno della Tassa sulla spazzatura).

La legge di stabilità ha previsto che dal prossimo anno la Tasi sulla prima casa non ci sarà più (eccezion fatta per abitazioni di lusso, ville e castelli) ma la Tari sarà più viva che mai. Anzi dalla Uil temono che proprio per compensare i mancati introiti dalla Tasi i Comuni spostino sulla Tari la principale fonte di approvvigionamento.

“Nonostante le norme previste nella legge di Stabilità e i proclami del Presidente del Consiglio che afferma che il prossimo anno la pressione fiscale non aumenterà, i nostri dati sono una ragione in più per non ‘#staresereni'” dice il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy. Il timore della Uil deriva dal fatto che la Tari (così come le tariffe degli asili nido, delle mense scolastiche, del trasporto pubblico) non è oggetto del blocco dei tributi previsto per l’anno prossimo sempre dalla legge di Stabilità “al fine di contenere il livello complessivo di pressione tributaria”.

“Tra l’altro – osserva Loy – gli aumenti della tassa dei rifiuti non sempre si accompagnano con una migliore qualità del servizio”.

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